Finita l’Europa degli Stati. C’è già il segno dei migranti. L’emergenza divide profondamente i Governi dell’Unione

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C’è un’Europa dai due volti. Ce n’è una sensibile e una insensibile. Nel mirino non ci sono solamente i capi di Stato di ogni singolo Paese dell’Unione, bensì i singoli individui. Basti pensare alla giornalista ungherese che due giorni fa si è divertita sulla pelle di persone disperate, sgambettando i profughi che cercavano di raggiungere Budapest. A Rødby, invece, la città danese dove è ieri stato bloccato un treno che trasportava centinaia di profughi provenienti dalla Germania e diretti in Svezia, un uomo ha sputato su alcuni migranti. Ecco. Questo è il quadro dell’Europa disumana, che sputa in faccia e che sgambetta quegli immigrati vittime di gruppi armati appoggiati proprio dai governi europei. Vittime dei progetti dei potenti della terra di un nuovo Medio Oriente. Vittime dell’Onu incapace ed immobile, dei ricchi Paesi doppiogiochisti, delle politiche europee miopi, dei trafficanti di esseri umani, e, soprattutto, del silenzio complice di tanti. Eppure non esiste solo un’Europa disumana. C’è anche una che accoglie umanamente chi ha bisogno d’aiuto. Perché l’umanità è al centro dell’emergenza immigrazione. Perché accogliere e salvare queste persone è un dovere umano prima che morale. E qui entra in scena l’altra faccia dell’Europa: quella solidale. Una solidarietà vera, autentica. Non mirata a trarne vantaggi economici. Quello che è successo alla frontiera austroungarica evidenzia l’altro lato dell’Europa. Pochi giorni fa, infatti, cortei di auto erano pronte a trasportare i profughi e centinaia di austriaci (volontari e non) hanno sfidato la polizia di Orban (e rischiato l’arresto) per portare aiuto e sostegno a migliaia di persone in fuga da guerra e fame.

SOLIDARIETÀ
Anche l’Italia fa la sua parte. In Toscana, infatti, la Regione ha dedicato un numero verde a tutti quelli che si offrono per ospitare i rifugiati. Un netto schiaffone alle poli­ti­che di respin­gi­mento, oggi imper­so­nate da Orban, ma anche da tante forze poli­ti­che non solo di destra. Accanto a quelle mani­fe­sta­zioni che hanno bucato lo schermo ci sono altre migliaia di volon­tari che cer­cano, senza distin­guere tra pro­fu­ghi e migranti eco­no­mici, di alle­viare le sof­fe­renze di una mol­ti­tu­dine immensa respinta o abban­do­nata a se stessa: a Calais, a Ven­ti­mi­glia, a Kos, a Lam­pe­dusa, a Subo­tica.

L’ACCOGLIENZA
Inevitabilmente anche Papa Fran­ce­sco ha aggiunto la sua voce. Infatti l’invito di Bergoglio ad accogliere i profughi nelle comunità religiose, nei monasteri, nei santuari di tutta Europa e nelle diocesi sono un grido alle coscienze. L’ennesima rivoluzione del Papa. Un gesto coraggioso che scuote le anime, in un mondo di egoismi ed indifferenza. E in un’Europa politicamente confusa e divisa.