Fondo per le imprese femminili. Creato da Conte, sparito con Giorgetti. Il Governo giallorosso aveva stanziato 40 milioni. Ma il decreto attuativo del Mise rinvia ad altro intervento

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Un fondo messo a disposizione per sostenere l’imprenditoria femminile. La bellezza di 40 milioni di euro, di cui si sono perse le tracce, in un gioco di specchi al ministero dello Sviluppo economico guidato da Giancarlo Giorgetti. A settembre, infatti, era stato emanato un decreto attuativo per definire i dettagli del riparto delle risorse. Tutto risolto? Macché.

SCATOLE CINESI. Il provvedimento rimanda a un ulteriore provvedimento che possa definire “l’apertura dei termini e le modalità di presentazione delle domande”. Ovviamente, ancora oggi, quel testo non è stato pubblicato, lasciando nel cassetto del Mise un patrimonio prezioso per stimolare la nascita e la strutturazione di aziende formate da donne.

La vicenda è stata denunciata alla Camera con un’interrogazione del Movimento 5 Stelle, a prima firma di Roberta Alaimo. La richiesta è quella di conoscere la “tempistica di adozione del provvedimento”, sollecitandone la pubblicazione rapidamente. “Le imprese femminili sono fra quelle che maggiormente hanno risentito della crisi economica innescata dalla pandemia in corso”, spiega Alaimo. “E proprio per questo motivo – aggiunge – hanno bisogno di investimenti che possano incentivarne il sostentamento”.

Il fondo è stato dal governo Conte bis, nell’ultima Legge di Bilancio approvata, con un investimento di 40 milioni, suddivisi tra il 2021 e il 2022. Un anno è già passato, solo nell’attesa. Le risorse, tra le tante cose importanti, prevedono “contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili”. L’iniziativa era rivolta in particolare “alle imprese individuali e alle attività libero-professionali in generale”, con una “specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età”.

Ma non solo: erano stati programmati “finanziamenti senza interessi, finanziamenti agevolati e combinazione di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili” insieme a “percorsi di assistenza tecnico-gestionale per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi”. Insomma, un mix di misure per consentire la nascita e lo sviluppo delle aziende a trazione femminile.

CHI SI LODA S’IMBRODA. L’aspetto più bizzarro della vicenda è che, negli ultimi giorni, Giorgetti si sia auto-incensato sulle misure a favore delle donne compreso il famigerato fondo “sparito”. “L’obiettivo è di sostenere almeno 2.400 imprese femminili, agevolando la realizzazione di progetti imprenditoriali innovativi, anche quelli già stabiliti e avviati”, ha annunciato il titolare del Mise, dando la cosa per fatta. Peccato non sia così.

“Ci siamo battuti per favorire l’imprenditoria femminile con un provvedimento importante”, spiega a La Notizia Vita Martinciglio, capogruppo del M5S in commissione Finanze alla Camera. “Anche il ministro Giorgetti – aggiunge la parlamentare, co-firmataria dell’interrogazione – si fa paladino di questo tema. Ma deve dire la verità agli italiani: il ritardo su questo fondo non è più accettabile”.

La rimostranza del M5S mette in evidenza che già il primo decreto era arrivato in ritardo: era atteso a marzo ed è arrivato solo a settembre. “Il fatto grave – conclude Martinciglio – è che non ha risolto il problema. E stiamo così registrando una sommatoria di ritardi”.