Fratelli d’Italia di lotta e di governo. L’ultima sceneggiata è in Molise. In Regione FdI sta sia all’opposizione che in giunta. E a Isernia entra ed esce dalla coalizione

Molise Toma
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Saranno anche fratelli, ma in fatto di coerenza e lealtà c’è ancora tanta strada da fare. Almeno in Molise. Qui, nella piccola regione che un giorno sì e l’altro pure alimenta gli sfottò di chi la vuole “inesistente”, ciò che certamente esiste sono le comiche in salsa meloniana di un partito a cui è difficile star dietro: un giorno da una parte, un giorno dall’altra, il giorno dopo ancora un dietrofront, l’altro un ripensamento e così via. L’ultima chicca arriva da Isernia, 20mila anime. La piccola cittadina è andata alle urne il 3 e 4 settembre. Tutto normale, nulla di eccezionale considerando soprattutto le ben più blasonate città impegnate nelle comunali.

DI QUA E DI LA’. Eppure c’era un dettaglio che ha reso Isernia più “speciale” di tutte le altre città: è stata l’unica in cui al candidato di centrosinistra (Piero Castrataro, unico tra i pretendenti al “titolo” che ha parlato – sacrilegio! – di sostenibilità e innovazione e non di sampietrini che saltano) si contrapponevano due candidati di centrodestra. E chi aveva deciso di rompere la coalizione? Fratelli d’Italia, of course. A Gabriele Melogli (sostenuto da FI e Lega, già due volte sindaco e un’altra volta trombato al ballottaggio, non proprio quel che si dice il “cambiamento”) si contrapponeva con alcune liste civiche Cosmo Tedeschi (un tempo ex Idv), a cui appunto il partito della Meloni aveva deciso di dare il suo appoggio. Alla fine al ballottaggio sono andati Castrataro e Melogli.

Ed ecco il colpo di scena: se Tedeschi, coerentemente, si è tirato fuori evitando un appoggio esplicito a questo o quel candidato, Fratelli d’Italia si è resa protagonista dell’ennesima piroetta. Il coordinatore regionale Filoteo Di Sandro è stato chiaro: dopo aver rifiutato la coalizione guidata da Melogli, al ballottaggio il partito appoggerà proprio lui. E ciao ciao al candidato Tedeschi che pure aveva sostenuto al primo turno. Per carità: nessuno parli di interessi o poltrone. Soltanto malelingue potrebbero pensare una cosa del genere. L’effetto, non c’è dubbio, è comunque bislacco. Resta, però, la domanda: come mai, salvo il ripensamento per il ballottaggio, Fratelli d’Italia aveva deciso di non appoggiare il candidato della coalizione di centrodestra?

Per un motivo molto semplice: gli esponenti regionali del partito della Meloni sono entrati in rotta di collisione col governatore Donato Toma. E dunque chi avalla le politiche regionali (Fi e Lega) è di per sé nemico. Aridaje: il centrodestra rinnega se stesso. In più occasioni, tanto per dire, Michele Iorio (ex governatore del Molise per svariati anni, entrato per la prima volta nell’assise nel 1990, con la Dc) ha criticato aspramente Toma. Tanto che, nonostante sia in Fratelli d’Italia, è di fatto all’opposizione. Esattamente come Aida Romagnuolo, anche lei meloniana. Non a caso a marzo scorso entrambi hanno votato invano per la sfiducia a Toma (che si salvò in extremis).

MAL DI TESTA. Ma eccolo l’ennesimo colpo di scena: se da una parte c’è come abbiamo visto chi critica Toma, dall’altra c’è invece chi lo stima. Un altro esponenti di Fratelli d’Italia, Quintino Pallante, non solo è in maggioranza, ma addirittura in giunta essendo assessore alla Mobilità, tema gettonato in casa Fratelli d’Italia, visti tutti questi andirivieni. Nel frattempo, non resta che attendere il ballottaggio. A meno che – ci mancherebbe – qualcuno non dovesse cambiare nuovamente idea. Questa volta però giuriamo di non sorprenderci più.