Fronda anti Mes nel Movimento. Il trattato non si discute nemmeno. Cinquantatré parlamentari grillini scrivono ai vertici. Sono pronti a bloccare la ratifica in Parlamento

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Con una missiva indirizzata al capo politico reggente Vito Crimi e ad altri big pentastellati, sedici senatori e quarantadue deputati grillini (5 poi si sono sfilati), chiedono che il Movimento si schieri apertamente senza se e senza ma contro il Mes. I ministri dell’Economia della zona euro, compreso quello italiano Roberto Gualtieri, il 30 novembre, hanno dato l’ok definitivo alla modifica dell’impianto del famigerato Fondo salva Stati, che dovrebbe essere sancito dal consiglio europeo del 10 e 11 dicembre, con l’obiettivo di prevenire le crisi e semplificare l’accesso alla linea di credito precauzionale, favorire una maggiore collaborazione tra istituzioni Ue e Mes e introdurre le clausole di azione collettiva con voto unico dei creditori, per facilitare la ristrutturazione del debito.

L’intesa porta con sé anche il paracadute (backstop) per il fondo salva-banche comune (Srf): la rete di sicurezza sarà in vigore due anni prima rispetto al previsto, cioè dal 2022. In ogni caso il titolare del Mef nell’audizione congiunta a sei commissioni di Camera e Senato, a poche ore dall’Eurogruppo aveva spiegato che l’orientamento del Governo sarebbe stato sì quello di non “porre alcun veto sulla riforma del Mes”, ma che questa “è cosa distinta rispetto alla scelta di utilizzarlo o meno”. Posizione ribadita anche da Crimi e in ogni caso la firma del trattato ci sarà solo il 27 gennaio, prima – come precisato da Gualtieri – “il Parlamento potrà valutare e dire quello che vorrà”.

In quell’occasione anche il Centrodestra si schiererà compatto contro il no alla riforma dopo che, su pressing degli alleati, Silvio Berlusconi, ha annunciato che persino FI (così come la Lega e FdI) “Il 9 dicembre non sosterrà in Parlamento la riforma del Mes perché non riteniamo che la modifica approvata dall’Eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”. Lo stesso Di Maio martedì ha sottolineato che “la riforma del Mes è tutt’altro che entusiasmante” e che “in Parlamento non ci sono i numeri per sbloccarlo”.

Ma i 53 firmatari della missiva sostengono che “Bisogna riaffermare con maggiore forza e maggiori argomenti, quanto già ottenuto negli ultimi mesi: no alla riforma del Mes. Per questo motivo, consci delle diverse posizioni nella maggioranza, che non vogliamo in nessun modo mettere a rischio – si legge nella nota – chiediamo che nella prossima risoluzione parlamentare venga richiesto che la riforma sia subordinata alla chiusura di tutti gli altri elementi (Eids e Ngeu) delle riforme economico-finanziarie europee o a rinviare quantomeno gli aspetti più critici della riforma del Mes sopra menzionati”. In caso contrario, si dicono “pronti a bloccare la modifica alle Camere”.

Intanto, domani si terrà un’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del M5S, nel corso della quale la fronda che ha proposto e inviato la lettera contraria al Mes coglierà l’occasione per sollevare anche la questione del nuovo decreto sicurezza che verrà votato lo stesso giorno, il 9 dicembre, alla Camera. In quella sede – si spiega – il capo politico cercherà di trovare una mediazione tra i fronti con il vicepresidente vicario del gruppo a Montecitorio Riccardo Ricciardi che avrebbe chiesto di procedere ad una votazione per far decidere la maggioranza. Ma i proponenti della lettera anti-Mes stanno invece spingendo per votare No al decreto che sostituisce quelli firmati dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Non lo vogliono votare e si starebbero organizzando per raccogliere adesioni con l’obiettivo di non farlo passare.