Fumata nera alla Camera, esulta l’indagato Marotta. Slitta ancora la decisione sull’uso delle intercettazioni. Restano due anni e mezzo per celebrare tre gradi di giudizio

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Se qualcuno pensa che domani arriverà la decisione sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni a carico dell’ex Pdl Antonio Marotta è destinato a restare deluso. Già perché alla Giunta per le autorizzazioni alla Camera, nonostante tutto facesse pensare il contrario, occorrerà altro tempo e ora, per l’ex parlamentare, si avvicina a passi spediti l’ipotesi prescrizione dato che i fatti riguardano accadimenti del lontano 2015. Una decisione maturata a seguito dell’udienza di mercoledì scorso, quella in cui si stava affrontando la richiesta dei pm a carico dell’ex deputato accusato di traffico di influenze illecite, finanziamento illecito ai partiti e ricettazione, in cui è stata presentata un’istanza di integrazione documentale che potrebbe ridefinire i contorni della vicenda. Tutto legittimo, per carità, però siamo davanti a fatti avvenuti tra il marzo e il luglio 2015, deflagrati nell’inchiesta “Labirinto” su una serie di scandali legati agli appalti della Consip per la fornitura di servizi a Inps, Poste e al ministero della Giustizia.

LE CONTESTAZIONI. All’ex Udc, poi passato a Forza Italia e, in ultimo, ad Ncd di Angelino Alfano, la Procura di Roma contesta reati rilevanti. Il primo, ossia il traffico di influenze illecite, viene contestato sia a Marotta che a Raffaele Pizza, noto faccendiere romano e fratello dell’ex sottosegretario del governo Berlusconi. I due, si legge nella richiesta del tribunale di Roma, “sfruttando relazioni esistenti con pubblici ufficiali non individuati” si sono fatti consegnare da un imprenditore la somma di circa 50mila euro prospettando di poter intervenire in favore della sua società per farle vincere un appalto Consip per la fornitura pubblica di servizi di pulizia per gli edifici scolastici e per i centri di formazione della pubblica amministrazione.

Inoltre sempre Esposito avrebbe dato all’ex deputato centrista 5mila euro, come parte di una somma maggiore da consegnare a un pubblico ufficiale che, però, non è mai stato identificato. A concludere il tutto, un terzo e ultimo capo d’imputazione per ricettazione. Come messo nero su bianco dal gip Ezio Damizia, Marotta e Pizza “occultavano parte dei capitali di derivazione illecita”, prelevati da un terzo soggetto in più tranches e per la più che ragguardevole somma di circa 40mila euro.

FUSTIGATORE DELLE TOGHE. Ironia della sorte, l’allora parlamentare di Ncd è lo stesso che si era battuto come un leone in politica per tentare di modificare il sistema delle autorizzazioni a procedere per i parlamentari. Una posizione espressa l’11 febbraio 2015 quando raccontò: “È necessario rivedere e intervenire sul meccanismo delle autorizzazioni a procedere per i parlamentari. Infatti il principio introdotto dai padri costituenti nell’articolo 68 della Costituzione era ed è a garanzia delle intere istituzioni parlamentari, non dei singoli parlamentari”. Sempre lui cercò di limitare l’uso delle intercettazioni e, nel lontano 2002, eletto come componente del Csm in quota Udc dove, sovente, si lanciò in sperticati attacchi alle toghe. Proprio quelle che ora, a distanza di vent’anni, gli vorrebbero presentare il conto.