Gasparri deve chiarire. Revelli: “Se è tutto vero, è gravissimo”

Per il politologo Revelli il senatore Gasparri deve chiarire sul caso della società di cybersicurezza: "Se è tutto vero, è gravissimo".

Gasparri deve chiarire. Revelli: “Se è tutto vero, è gravissimo”

Il forzista Gasparri fa il senatore e nel frattempo risulta presidente di una società di cybersicurezza con sede a Milano senza che ne sia mai stata data comunicazione agli uffici di Palazzo Madama. Se confermato, c’è stata una violazione degli obblighi di trasparenza. Marco Revelli, storico e politologo, lei che idea si è fatto?
“Siamo tutti in trepidante attesa di capire come l’interessato risponderà. Certo quello che io posso dire, in quanto politologo e studioso dei modelli e degli stili politici, è che questa maggioranza si comporta, con preoccupante sistematicità, come se le istituzioni fossero proprietà privata. Questo è un episodio e dobbiamo vedere i suoi sviluppi nonché le eventuali conseguenze sul piano istituzionale, ma se mettiamo in fila tutti gli episodi che si tratti di atteggiamenti, linguaggi, pratiche istituzionali o dei comportamenti di singoli ministri o della Presidente del Consiglio, quello che emerge è una visione privatistica delle istituzioni. Prima l’episodio del ministro Lollobrigida che avrebbe fatto fermare un treno, poi l’ombra pesante su un possibile conflitto di interessi grave che coinvolge Gasparri. Guardi la realtà è che siamo in presenza di una maggioranza di governo che si comporta come una setta di fedeli che intendono utilizzare le istituzioni dello Stato e, per citare Giorgia Meloni, intendono lasciare ‘la loro impronta a 360 gradi’ che si tratti della riforma costituzionale, del diritto allo sciopero o delle misure di sicurezza dove sono stati superati i limiti della decenza e del buon gusto. Tutte ragioni per le quali sono profondamente preoccupato”.

La società Cyberealm srl, di cui Gasparri è presidente del cda, a luglio è andata all’Agenzia delle dogane a proporre una piattaforma informatica. Ma una società, al cui vertice c’è il vicepresidente del Senato in carica, così facendo non sta esercitando una forma di pressione nei confronti di una società pubblica?
“Questa è una materia delicatissima e per quelle che sono le mie competenze, in questo momento non sono in grado di formulare un giudizio. Personalmente sono molto interessato e curioso di vedere in che modo risponderanno gli interessati perché questo è un terreno, sia quello della sicurezza informatica e sia quello del rapporto tra cariche istituzionali e affari, su cui si misurano i nostri equilibri costituzionali”.

Crede che ci siano gli estremi per far scattare la decadenza del seggio di Gasparri?
“Onestamente non ne ho idea perché queste sono vicende e debiti che si giocano negli equilibri interni alle maggioranze e nei rapporti tra quest’ultime e le opposizioni. Dire quale sia la prassi consolidata e quindi come andrà a finire è impossibile. Del resto in passato ci sono state figure che l’hanno fatta franca, uno su tutti Silvio Berlusconi che è rimasto in sella malgrado l’enorme numero di conflitti di interesse, le infinite violazioni delle più elementari regole e sia stato condannato per reati gravi come la frode fiscale. Da questo punto di vista, il nostro Paese è davvero sfortunato”.

Da tempo Report si occupa delle vicende legate a Gasparri e ha preannunciato che tornerà sull’argomento tra un paio di settimane. Servizi per i quali il senatore in Vigilanza Rai ha già messo sulla graticola Ranucci e il direttore di testata Corsini sul modo di fare giornalismo della trasmissione Rai. Che idea si è fatto?
“Devo dire che all’epoca ero rimasto sfavorevolmente colpito dall’aggressività con cui il senatore Gasparri aveva tentato di intimidire il giornalista Ranucci durante l’udienza in Vigilanza Rai. Un atteggiamento che mi aveva profondamente disturbato. Parliamo di un vice presidente del Senato che ha messo in piedi una sceneggiata, tra cognac e carota, che ci ha riportato alla mente alcuni dei momenti più bassi della nostra storia repubblicana come quando alcuni parlamentari portarono in aula la mortadella o il cappio. Poi avevo letto diversi commentatori che alludevano al fatto che Gasparri stesse giocando d’anticipo temendo di venire preso di mira da un servizio di Report e quanto sta emergendo sembrerebbe accreditare una tale interpretazione. Chiaramente se le cose stessero davvero così allora sarebbe un comportamento furbesco e infinitamente grave.

Secondo lei siamo davanti al vecchio modus operandi della politica che usa il proprio ruolo per il proprio tornaconto?
“Molto semplicemente siamo davanti a una classe politica di maggioranza che fa della figura del Marchese del Grillo un proprio emblema distintivo”.

 

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