Gasparri libera tutti. Ma alle Camere è facile farla franca. Parlamentari al di sopra della legge. Quasi impossibile perseguirli

MAURIZIO GASPARRI
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La legge è uguale per tutti, recita ogni aula di tribunale d’Italia. Da Nord a Sud. Quel che pare, tuttavia, è che nel nostro Paese ci sia giustizia e giustizia. C’è infatti chi può sempre e comunque godere di un piccolo scudo che tiene al riparo da tutto (o quasi). Di chi stiamo parlando? Dei parlamentari, ovviamente. Questa vera e propria immunità è garantita dall’articolo 68 della nostra Costituzione: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”.

Due righe molto chiare e legittime. Il problema, però, è che tutti i parlamentari, quando denunciati o querelati, finiscono col “nascondersi” dietro quest’articolo, con l’avallo determinante della Giunta per le autorizzazioni alla Camera e la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari al Senato. Il risultato finale è che la cosiddetta insindacabilità dell’onorevole comportamento non viene mai messa in dubbio nonostante la legge dica chiaramente che ci deve essere “un nesso funzionale con l’esercizio del mandato parlamentare”.

Un nesso che ad esempio è stato riconosciuto allo stesso presidente della Giunta di Palazzo Madama, il forzista Maurizio Gasparri. È il 14 novembre 2018 quando i senatori “salvano” proprio Gasparri (leggi l’articolo) che era stato querelato per diffamazione da Roberto Saviano per un tweet del senatore azzurro (“Cambiare canale, evitare Fabio Fazio che fa parlare il pregiudicato Saviano”) contro la partecipazione a Che tempo che fa. Quello stesso giorno ad essere “graziato” è stato anche l’ex senatore del Pd Stefano Esposito il quale era stato chiamato in causa dall’ex magistrato Livio Pepino per le dichiarazioni rilasciate nel corso della trasmissione La Zanzara. Riferendosi alle molotov rinvenute dinanzi alla sua abitazione, l’ex parlamentare del Pd avrebbe addossato la responsabilità dell’atto intimidatorio nei suoi confronti proprio all’ex magistrato.

Prima di Carlo Giovanardi per cui pure è stata riconosciuta l’insindacabilità (leggi l’articolo) dinanzi alle presunte pressioni affinché alcune aziende vicine alla ‘ndrangheta fossero inserite nella white list dalla prefettura di Modena, un altro caso ha riguardato, ad esempio, il senatore leghista Stefano Candiani, finito sotto inchiesta della procura di Catania per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Candiani aveva descritto il rione San Berillo come la “patria dell’illegalità”, un “quartiere in mano agli immigrati clandestini”, dove “regnano spaccio, contraffazione e prostituzione”. Giudizi insindacabili pure in questo caso.

E alla Camera? Ovviamente la musica resta sempre la stessa. Ad essere stato “graziato” dall’organo presieduto dal meloniano Andrea Delmastro Delle Vedove è stato ad esempio il dem Emanuele Fiano, “reo” di aver scritto, nel marzo 2016, un post in cui metteva in dubbio la gestione dei soldi da parte di Gianroberto Casaleggio che, appunto, l’aveva querelato. Uno dei casi più singolari riguarda una denuncia presentata proprio da una pentastellata, Paola Taverna, e rivolta al deputato di Forza Italia Andrea Ruggiero.

Tutto nasce dopo una trasmissione di Quarta Repubblica. Durante la puntata si stava parlando di costi della politica e di spese telefoniche. Ed è allora che, si legge nella relazione della Giunta, “il conduttore chiedeva ‘io voglio sapere come fa la Taverna ad aver speso 350 euro al mese’”. A questo punto Ruggieri avrebbe affermato “o te li rubi o sei scema…”. E tutto questo senza che la Taverna fosse presente in studio. Da qui l’atto di citazione della pentastellata. Che si è concluso con l’insindacabilità. Anche qui.