Germania, lezione bavarese. Ma gli esami si fanno a Berlino

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di Giuseppe Cantore

Domenica prossima la Germania tornerà alle urne per il rinnovo del Parlamento federale. Angela Merkel è partita con il piede giusto, rafforzata dall’esito della consultazione in Baviera dove ha conquistato la maggioranza assoluta dei voti, con il 47,7%. Un risultato importante per il Cancelliere tedesco, in quella che è una delle regioni più ricche ed abitate della Germania e che conferma la buona probabilità che la Merkel, nelle elezioni del 22 settembre, possa veder riconfermato il suo mandato alla guida del Paese per la terza volta. Allo stesso tempo i liberali (Fdp), partner minori di Cdu e Csu nel governo Merkel, sono usciti malconci, sotto lo sbarramento del 5 per cento, mentre il principale partito di opposizione, la SPD, è fermo al 21 per cento. I principali dubbi che riguardano le elezioni federali della prossima settimana riguardano la tenuta del Fdp, partito principale alleato della Cdu che negli ultimi tempi appare in grave difficoltà. Se Fdp dovesse ottenere un cattivo risultato, Merkel potrebbe essere costretta ad allearsi con la Spd, la famosa Große Koalition (grande coalizione) che ha governato il paese tra il 2005 e il 2009 e di cui si è parlato molto anche in questa campagna elettorale. Proiettare, però, quel 49% su domenica prossima, interpretandolo come un anticipo del trionfo della Cancelliera, non è prudente. Anche se lo stesso Der Spiegel ha definito le elezioni in Baviera una situazione win-win per la Merkel: indipendentemente da come andrà, sarà comunque una vittoria. Intanto l’Europa attende con il fiato sospeso gli scrutini di domenica prossima che determineranno non solo il futuro della Germania ma anche degli altri paese membri dell’Unione europea. Un’attesa che non riserverà particolari sorprese, poiché per dirla tutta il destino di Berlino non cambierà di molto. Come scrive Presseurop l’attesa inerte del voto tedesco – attesa addirittura miracolista in Italia – suggella un potere egemonico dato per immutabile, senza alternative: come immutabili, indiscutibili, sono le politiche di austerità che Berlino impone parlando, da sola, in nome di tutti i popoli dell’Unione. Del resto il governo uscente può vantare importanti risultati economici: dal bassissimo tasso di disoccupazione all’incremento del made in Germany e dei consumi. L’unica incognita potrebbe essere Bernd Luck, creatore del partito anti-euro. Per Lucke la moneta unica rappresenta infatti la rovina economia tedesca ed i fondi salva-Stato una decisione anticostituzionale.
Come scrive Timpone la battaglia si sposta, dunque, sulla seconda scheda, quella in cui i 62 milioni di elettori tedeschi saranno chiamati a votare per il partito. Nella prima, invece, si vota per il candidato del collegio, il cosiddetto “mandato diretto”.La permanenza al Bundestag dei liberali potrebbe essere impedita dall’ascesa di Alternativa per la Germania, la neonata formazione anti-euro, accreditata di almeno il 3% dei voti, quando la FDP balla sulla soglia del 5%.
La concorrenza è diretta, perché è noto come anche i liberali siano euro-tiepidi e contrari ai salvataggi nell’Eurozona, ma avendo sostenuto un governo che li ha avallati tutti, è meno credibile agli occhi dell’elettorato, rispetto alla durezza dei temi con cui si presenta la nuova formazione.

Angela sempre più in testa. Ma la coalizione barcolla

Un sondaggio Forsa – uno degli istituti più accreditati in Germania – indica la coalizione di governo Cdu-Csu/Fdp al 44%, alla pari con i tre partiti di opposizione di sinistra: Spd, Verdi e Linke. La Cdu-Csu è stabile al 39%, ma la Fdp cede un punto al 5%, proprio al limite della soglia di sbarramento. Invariati tutti gli altri: Spd al 25%, Verdi al 9%, Linke al 10%. Fuori dal Bundestag, perche’ sotto il 5%, il partito anti-euro AfD (Alternative fuer Deutschaland) e i Pirati, entrambi al 3%.
La Merkel quindi con l’attuale coalizione non avrebbe più la maggioranza al Bundestag: le sole alternative sarebbero una grande coalizione con la Spd – al 64% – o una nero-verde fra Cdu-Csu e Verdi – 48% – che sarebbe una novità assoluta a livello federale. Sempre alta la popolarità della Merkel: il 53% la vorrebbe cancelliera (+1%), contro il 26% per lo sfidante Spd, Peer Steinbrueck. La Spd ristagna e i Verdi, puniti da vecchie posizioni permissive sulla pedofilia, sono scesi sotto il 10%: il progetto rosso-verde può considerarsi sepolto. La Spd spera in una rimonta all’ultimo munito e intensificherà le visite porta a porta: finora ha bussato alla casa di 4,1 milioni di elettori e fino al 22 vuole arrivare a cinque milioni.