Giochi olimpici col buco. Ecco il conto di Torino 2006: rosso a nove zeri e cattedrali nel deserto

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“Con Torino in corsa con Milano e Cortina, la partita sarebbe stata ancora più facile. Peccato, ma con Torino è andata così”. Parola del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. Il giorno dopo l’assegnazione delle Olimpiadi invernali a Milano e Cortina, Torino  e i Cinque Stelle finiscono nel mirino.

GIOCHI COL MAXI-BUCO. Il governatore del Piemonte Alberto Cirio si dichiara disponibile a entrare in partita: “Torino e le sue montagne custodiscono un patrimonio di infrastrutture sportive che vale più di mezzo miliardo di euro. Un’eredità olimpica che, insieme all’esperienza maturata, siamo felici di poter mettere a disposizione di Lombardia e Veneto”. Un’offerta su cui il governatore del Veneto Luca Zaia glissa: “A questo punto un rientro di Torino penso sia difficile se non improbabile o impossibile”. Sul banco degli imputati finisce la sindaca Chiara Appendino. Che si è sfilata a suo tempo dal tridente con Milano e Cortina. Ma il primo cittadino non ha rimpianti: “Non mi pento assolutamente per la scelta che abbiamo fatto. Mi sono spesa tantissimo e ho lottato come un leone per candidare Torino con le sue valli nell’ottica di riutilizzare i nostri impianti per un modello sostenibile. C’era incertezza, che continua a esserci, dal punto di vista finanziario”. La verità è che a fare di Torino la grande città più indebitata d’Italia sono state proprio le Olimpiadi invernali 2006. “Se da un lato – scriveva sul Blog delle Stelle la sindaca nel marzo dello scorso anno – hanno lasciato un ricordo tutt’ora vivo nei torinesi, che ha proiettato l’immagine di Torino a livello mondiale, dall’altro quel segno è altrettanto vivo e forte nei bilanci della Città e in un’eredità pesante con cui ancora facciamo i conti. Parliamo di enormi debiti, parliamo di strutture inutilizzate, di impianti sportivi in disuso e di mancate occasioni di rilancio per il territorio dovute all’incuria del post-olimpiadi”. Se nel 2001 il debito era di circa 1,7 miliardi di euro, nel 2007 era salito a 2,98 miliardi. Nel 2011, a 5 anni dai Giochi, fra i buchi di bilancio del Toroc, il comitato organizzatore, e le perdite derivanti dagli impianti olimpici abbandonati l’eredità delle Olimpiadi 2006 pesavano ancora per 300 milioni.

Insomma l’esplosione del debito di Torino si verifica proprio dopo il 2006, in piena stagione Chiamparino. Tra le voci che fanno lievitare il deficit del Comune ci sono soprattutto le opere infrastrutturali connesse alle Olimpiadi. Torino 2006 costò circa 3,5 miliardi di euro. Il governo italiano stanziò 1,4 miliardi, Comune e Regione misero sul piatto altri 600 milioni. Il resto arrivò da diritti televisivi e sponsor. Numerosi sono stati i reportage che hanno raccontato a distanza di anni il degrado che ha avviluppato il villaggio olimpico diventato luogo di saccheggio da parte di ladri, rifugio di disperati e profughi. Emblematico il caso della pista olimpica del bob di Cesana. E’ stata utilizzata dopo il 2006 per altri pochi eventi, poi ha fatto notizia solo per i ripetuti furti di rame. Originariamente in molti suggerirono di utilizzare la pista francese di La Plagne, poco lontana. Questa ipotesi fu reputata poco patriottica. Si opposero con particolare fermezza l’allora ministro degli esteri Franco Frattini e il presidente del Coni, Mario Pescante. Il costo complessivo della infrastruttura è stato pari a 110 milioni di euro, più 1,3 milioni all’anno per i costi di manutenzione. Fino al 2011 anno in cui venne definitivamente chiusa.