Giordano Bruno Guerri: De Girolamo arrogante

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di Vittorio Pezzuto

«Mi sembra un normale caso di arroganza e di perdita di senso della realtà» osserva lo storico Giordano Bruno Guerri, riflettendo sul caso dell’ormai traballante ministro Nunzia De Girolamo. «In quel contesto si finisce per dire qualunque cosa e, ahimè, difficilmente si tratta di espressioni casuali: tutte mirano all’affermazione e all’accrescimento del potere. Non voglio drammatizzare il caso specifico ma certo ci troviamo di fronte a episodi disdicevoli».
Possiamo ancora concederci il lusso della sorpresa nell’apprendere che un deputato e dirigente locale di partito si interessasse così attivamente della gestione locale della sanità oppure dobbiamo rassegnarci a considerare queste invasioni di campo come una sempiterna regola non scritta?
«Ma no, certo che dobbiamo continuare a sorprenderci e a incazzarci! Quando smetteremo di farlo per questo Paese sarà davvero finita. Il motto nazionale “Ma tanto fanno tutti così” può forse valere genericamente ma nel momento in cui ci si affida a un politico si parte dal presupposto che difenda ideali di correttezza, onestà e purezza. Lo so, magari sono solo dei sogni. Ma la vita degli uomini si basa soprattutto sui sogni. Ecco perché occorre sdegnarsi sempre e comunque».
Forse il problema è anche che nella media i rappresentati sono peggiori dei rappresentanti? A molti cittadini e professionisti appare infatti normale percorrere la scorciatoia dei rapporti privilegiati con i politici e i potenti.
«Temo che la classe politica rappresenti il Paese con tutti i suoi storici difetti. L’italiano medio arrivato a una posizione di responsabilità pensa subito di approfittarne. Ecco perché credo invece che sia vero il contrario: i politici restano dopotutto peggiori dei loro elettori».
Premesso che la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto, Boccia dice che le responsabilità della moglie le accerterà eventualmente la magistratura. Ma per un ministro o un deputato non dovrebbe valere innanzitutto un principio di responsabilità politica?
«Povero Boccia, mi metto nei suoi panni. Questo la sera torna a casa e vuole salvare il matrimonio, che immagino gli stia più a cuore della purezza deontologica. E lo posso capire. Ma la questione del caso che coinvolge la moglie è politica. E uno dovrebbe trarne le conseguenze».
Al suo posto cosa farebbe?
«Se volessi offrire un bellissimo esempio, mi dimetterei. Non foss’altro per ricordare che ci sono stati casi ben più gravi a seguito dei quali questo non è accaduto.»
Le trascrizioni dei colloqui aprono anche uno squarcio interessante sulla qualità del linguaggio usato privatamente dalla classe politica?
«Ho notato come tutti una tendenza al turpiloquio, che però mi sembra da sempre una costante nei contenuti delle intercettazioni. Non mi scandalizzerei tanto per quello quanto per alcuni accenti dialettali: personalmente mi offende molto di più un accento tonico sbagliato che l’uso della parola ‘cazzo’. Quanto alla costruzione sintattica, è un problema del parlato: chiunque di noi al telefono finisce per mettere qualche congiuntivo di meno».
La vicenda De Girolamo è uno scoop de Il Fatto quotidiano. Per giorni gli altri giornali nazionali non vi hanno dedicato una sola riga e sono stati costretti a farlo solo dopo che il M5S ha ventilato un’ipotesi di sfiducia nei confronti del ministro. C’è qualcosa che non va anche nei giornali?
«Non so che dire. Questi comportamenti sono ritenuti ormai così scontati e ci abbiamo fatto il callo al tal punto che i giornali stessi ne hanno sottovalutato la portata, iniziando a occuparsene solo dopo che il caso è esploso in Parlamento. Forse ci stiamo davvero avvicinando allo stato della rassegnazione».