Giorgia vittima di se stessa: la rincorsa agli Usa onta per il Paese

Al G7 di Evian Giorgia sembrava aver archiviato tutto. Lei e Trump erano tornati a parlarsi dopo settimane di gelo, poi la doccia fredda

Giorgia vittima di se stessa: la rincorsa agli Usa onta per il Paese

Eppure ha fatto di tutto la premier Giorgia Meloni per compiacere e per non irritare Donald Trump in questi anni. Ha piegato gli interessi nazionali a quelli americani, accettando i diktat sul riarmo con il nuovo target Nato che prevede le spese per la Difesa al 5% del Pil. Ha di fatto giustificato e legittimato l’attacco Usa in Venezuela, è stata ambigua persino sulle mire espansionistiche americane sulla Groenlandia e sui dazi all’Europa. Non ha mai condannato l’amico di Trump, Benjamin Netanyahu, e anche sulla guerra in Iran degli Usa e di Israele ha detto in prima battuta “non condivido e non condanno”. Infiniti gli attestati di stima tra i due. Una “persona eccezionale”, una “dei veri leader del mondo”, con queste parole un anno fa Trump elogiava Meloni accogliendola alla Casa Bianca. Era il momento più alto della “very special relationship”, come la definivano a Washington. Meloni il 19 gennaio scorso è stata l’unica leader di governo Ue a Capitol Hill per l’insediamento di Donald.

Giorgia vittima di se stessa. La rincorsa agli Usa onta per il Paese

Un rapporto che sembrava incrollabile. Fino a quando Trump ha fatto precipitare tutto un paio di settimane fa quando l’ha scaricata in malo modo accusandola di non avere coraggio sulla guerra in Iran e rispedendo al mittente la condanna meloniana, sebbene arrivata con un ritardo di otto ore, degli insulti del tycoon al Papa. “È lei che è inaccettabile”, aveva detto Trump, riferendosi alle parole di Meloni sul suo attacco al Papa. Poi il presidente americano si era scagliato col nostro Paese per non aver concesso l’uso della base di Sigonella ai bombardieri americani. Ma tutto questo, appena poche ore fa, pareva perdonato.

Tutto archiviato, anzi no

Al G7 di Evian Meloni sembrava aver archiviato tutto. Lei e Trump erano tornati a parlarsi dopo settimane di gelo. Dirsi le cose in modo “chiaro e diretto”, anche laddove segnano una distanza, è stata la convinzione della presidente del Consiglio, non può pregiudicare amicizie solide come quelle tra Italia e Stati Uniti. Tanto che al “sono stato abbandonato” scherzoso di Trump, Meloni ha ribattuto con un “ma no”, perché Roma e Washington sono amici da “sempre”.

Tra Meloni e Trump, hanno fatto filtrare fonti diplomatiche italiane a margine del G7, c’è stato quello che viene definito un “utile scambio”, sulla base del “principio di unità dell’Occidente”, invocato da Meloni e ritenuto “assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”. Un principio, sottolineavano le fonti, chiarito da “entrambe le parti”. Lo scambio è servito “a chiarirsi”, ma la presidente del Consiglio, riferivano le stesse fonti, “non chiede segnali” dal punto di vista comunicativo a Trump. Ovvero, Meloni non pretendeva neanche che ci fosse un segnale pubblico.

Consapevolezza

La premier sapeva bene che una dichiarazione pubblica del presidente Usa, con la sua imprevedibilità, avrebbe potuto essere più dannosa che altro. E infatti puntuale la dichiarazione pubblica di Trump è arrivata ieri a far crollare la narrazione delle destre al governo sul disgelo Trump-Meloni. “Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”, ha detto il presidente americano riferendosi a Meloni in una telefonata con l’Aria che tira su La7.

È il fallimento totale della leader di FdI, che ha investito gran parte della propria credibilità internazionale su Trump, a costo di pagare un pesante isolamento in Europa. Dopo le pesanti accuse che Donald gli aveva rivolto era tornata alla sua corte, alla ricerca della pace. A fare da apripista il giorno prima del G7 era stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, volato negli Usa per incontrare il segretario alla Guerra, Pete Hegseth.

Boomerang

Ma tutto le è tornato indietro come un boomerang. “L’Italia non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. È del tutto inaccettabile, poi, che un nostro alleato si permetta di parlare in questo modo dei nostri vertici istituzionali. Spero solo che si apra una riflessione per trarre insegnamento da quanto accaduto. La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale”, ha detto il leader M5S, Giuseppe Conte.