Trump scarica Meloni: “Inaccettabile è lei”. È il fallimento della politica estera a trazione sovranista del governo italiano

Trump scarica Meloni dopo attestati di stima reciproci. Meloni si è dovuta riposizionare sugli Usa e Israele e Donald non ha gradito.

Trump scarica Meloni: “Inaccettabile è lei”. È il fallimento della politica estera a trazione sovranista del governo italiano

C’eravamo tanto amati. La luna di miele tra Donald Trump e Giorgia Meloni è finita ieri. A far scorrere i titoli di coda della relazione di amorosi sensi tra i due è stato l’amico, o meglio ex amico, americano. Che l’ha scaricata in malo modo accusandola di non avere coraggio sulla guerra in Iran e rispedendo al mittente la condanna meloniana, sebbene arrivata con un ritardo di otto ore, degli insulti del tycoon al Papa.

Trump scarica Meloni. Crolla la politica estera sovranista che Giorgia ha costruito in questi anni

“Giorgia Meloni non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato”, ha detto Trump parlando al telefono con il Corriere della Sera. “Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? – chiede Donald  – Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”. Trump afferma inoltre di non aver parlato con Meloni “da molto tempo. Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo”, ha aggiunto il presidente americano.

Le parole incendiarie di Trump sull’ex amica

Trump ha criticato la premier italiana che un mese fa, in un’altra intervista al Corriere, lui stesso aveva definito un’amica e una grande leader che “cerca sempre di aiutare”. “Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso Paese”, è il pensiero di oggi del presidente americano. “È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”, ha detto Trump, riferendosi alle parole di Meloni sul suo attacco al Papa. Infine l’ultima frecciata del tycoon: “Orban era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l’Italia”.

Le acrobazie di Meloni per non irritare e compiacere Trump

Eppure ha fatto di tutto la premier italiana per compiacere e per non irritare Trump in questi anni. Ha piegato gli interessi nazionali a quelli americani, accettando i diktat sul riarmo con il nuovo target Nato che prevede le spese per la Difesa al 5% del Pil. Ha di fatto giustificato e legittimato l’attacco Usa in Venezuela, è stata ambigua persino sulle mire espansionistiche americane sulla Groenlandia e sui dazi all’Europa. Non ha mai condannato l’amico di Trump, Benjamin Netanyahu, e anche sulla guerra in Iran degli Usa e di Israele ha detto in prima battuta “non condivido e non condanno”.

La very special relationship che fu

Infiniti gli attestati di stima tra i due. Una “persona eccezionale”, una “dei veri leader del mondo”, con queste parole un anno fa in questi giorni Trump elogiava Meloni accogliendola alla Casa Bianca. Era il momento più alto della “very special relationship”, come la definivano a Washington. Meloni il 19 gennaio scorso è stata l’unica leader di governo Ue a Capitol Hill per l’insediamento di Donald. Un rapporto che sembrava incrollabile. Fino a ieri. Fino a quando Meloni, che ha investito gran parte della propria credibilità internazionale su Trump, a costo di pagare un pesante isolamento in Europa, non si è vista come un boomerang ritornare indietro tutta la strategia di politica estera all’insegna del sovranismo che ha costruito.

Le motivazioni del riposizionamento di Giorgia

La verità è che la batosta referendaria, a cui ha fatto seguito la sconfitta dell’amico Orban, ha costretto Meloni a una virata dal momento che ha capito che l’accondiscendenza verso gli Usa e Israele non sta pagando e non paga. Da qui lo stop ai bombardieri Usa a Sigonella e poi il cambio di atteggiamento nei confronti della guerra in Iran, la reazione alle parole del presidente Usa sui militari Nato in Afghanistan e quella agli insulti di Trump al Papa, entrambe definite inaccettabili. E pensare che il 23 gennaio Meloni auspicava di poter candidare Donald al Nobel per la pace.

Opposizioni in trincea

“Diamo solidarietà all’istituzione presidenza del Consiglio ma se non ti comporti come istituzione per anni ma ti comporti come leader politica prona a Trump per 4 anni fino a candidarlo Nobel per la pace”, se “non partecipi alla Convention Repubblicana ma a quella Maga sposando il nazionalismo di Trump, beh il nazionalismo è nazionalismo sempre e questa è la moneta con cui ti paga. Ci sono servi sciocchi, talmente sciocchi che anche i padroni poi li prendono in giro e questo è stato quello che ha fatto la presidente Meloni”, ha detto il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi in Aula alla Camera.