Dal titolo Europeo ai Måneskin. Per i giornaloni è il miracolo Draghi. Stampa in crisi mistica: coro di Osanna per San Mario. Quando il servilismo supera il senso del ridicolo

Mario Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

In principio fu Super Mario. Poi divenne San Super Mario. Se andiamo avanti di questo passo c’è da aspettarsi che Mario Draghi venga incensato a tal punto che invece che proporlo come prossimo presidente della Repubblica al posto di Sergio Mattarella, qualcuno vada direttamente dal Santo Padre per chiederne la beatificazione in vita. O, già che ci siamo, per chiedere a Francesco di farsi da parte in nome di Sua Santità Draghi. A leggere alcuni quotidiani degli ultimi giorni sembrerebbe che qualsiasi traguardo sia stato raggiunto da un connazionale, deve il suo trionfo alla presenza (eterea a questo punto) del nostro presidente del Consiglio. I casi che si sono alternati negli ultimi giorni sono tanti. Ma senz’altro a colpire più nel segno è stato Il Messaggero grazie a uno sperticato elogio di Mario Ajello all’indirizzo di Draghi.

SANTE IMPRESE. Già il titolo è piuttosto eloquente: “Italia campione, effetto Draghi: calcio, tennis e musica, così il nostro Paese è tornato protagonista”. Il ragionamento poggia su un sillogismo archimedeo secondo l’editorialista: l’Italia ha vinto, ma il successo della nazionale è merito suo, del presidente del Consiglio. “Effetto Draghi nel pallone. Super Mario aiuta Super Mancio“, è l’attacco entusiastico dell’articolo di Mario Ajello. “Il premier – ci spiega Ajello – lo zampino nella vittoria della Nazionale lo ha messo così: creando un contesto internazionale favorevole all’Italia, presentandola ovunque nei consessi europei e mondiali come un Paese serio e credibile, mettendo la sua faccia a garanzia del volto rinnovato dell’intera nazione. Un Paese così rinnovato nella considerazione degli altri”, argomenta, “è un Paese attrezzato a vincere, e questa è stata la scommessa di Mario Draghi. Lui ha preparato il terreno, Roberto Mancini e i suoi ragazzi lo hanno calpestato da campioni e il gioco è fatto”.

Per Ajello, però, non basta. Dopo il calcio merito di Draghi è anche il successo (finale record a Wimbledon) del tennista Matteo Berrettini. Già perché se è vero che Draghi “non ha giocato a Wimbledon (dove Berrettini si è fatto valere alla grande) e neppure a Wembley”, è altrettanto vero che è “ispiratore della nuova Italia che eccelle nello sport”. Tutto questo, però, non deve sorprendere. Soltanto poche settimane fa, infatti, altri quotidiani legavano con un volo pindarico incredibile il governo di Draghi alla vittoria dei Måneskin all’Eurovision Song Contest. Roba che neanche le cheerleader più accanite avrebbero mai potuto fare.

Ma c’è da stupirsi? Niente affatto. Non dobbiamo dimenticare che tv e media (e anche buona parte della classe politica) sono andate in brodo di giuggiole già dopo la semplice imposizione delle mani del premier sulle persone del generale Francesco Paolo Figliuolo, del nuovo capo della polizia Franco Gabrielli, e del nuovo responsabile della Protezione civile Fabrizio Curcio. Così, a capocchia, anzi ad linguam, non avendo i prescelti avuto il tempo di produrre alcun risultato verificabile nella realtà. Un puro miracolo della fede, che un autorevole direttore laico, impressionato da cotante stellette, ha definito in televisione “un importante cambio di passo”.

Da lì per Draghi è andato tutto in discesa. Fa niente se sui vaccini la politica seguita è stata quella già impostata da Conte, e stessa cosa anche per le restrizioni. E fa niente se quel sant’uomo di Mario ha cancellato il Cashback e se nel frattempo la Gkn ha mandato a casa 422 dipendenti. Quello è il maligno. Draghi lavora per fa vincere gli Europei e gli Eurovision. In attesa ora che porti la pace nel mondo.

Leggi anche: San Draghi tennista e calciatore. L’editoriale del direttore Gaetano Pedullà.