Giornata per le vittime del Coronavirus. Casellati scippa la legge alla collega. Il ddl originario presentato dalla senatrice FI Papatheu. Ma la presidente ha preteso di intestarsi un altro testo

di Edoardo Lanfranchi
Politica

In principio è stato Ferzan Ozpetek, il regista delle Fate ignoranti. Che ai primi di aprile ha lanciato l’idea: istituire una “Giornata dei camici bianchi” da celebrare ogni anno il 20 febbraio, trasformando il giorno in cui a Codogno è stato diagnosticato il “paziente uno” in “una giornata di ricordo per quelli che hanno perso la vita, ma soprattutto di festa e ringraziamento per tutti coloro che lavorano negli ospedali. Persone che non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo dimenticare quando questa emergenza sarà finita”. Parole sante. Subito infatti sottoscritte dalla Siae, sono diventate un appello al presidente Sergio Mattarella e trasformate in una petizione firmata, in poche ore, da Andrea Bocelli e Carlo Verdone, Caterina Caselli e Alessandro Cattelan.

CE LO CHIEDE IL COLLE. A quel punto ecco arrivare Urania Papatheu, senatrice di Forza Italia. Che il 16 aprile ha sposato l’appello con il disegno di legge numero 1778, firmato dal gruppo di Forza Italia quasi al completo, per proporre l’“Istituzione del Giorno del personale sanitario medico e infermieristico”. Ma tre settimane dopo è spuntata la concorrenza: il ddl 1795, “Istituzione della Giornata dei camici bianchi”. Stessa data indicata da Ozpetek e dalla Papatheu, il 20 febbraio. Stesso fine, “dire grazie ai camici bianchi, fedeli angeli custodi di tutti i malati.” E le firme? Quelle di tutti i capigruppo, da Anna Maria Bernini, Fi, a Gianluca Perilli, M5S, da Andrea Marcucci, Pd, a Loredana De Petris, Misto, da Massimiliano Romeo della Lega a Davide Faraone, Iv, passando per Unterberger, Autonomie, e Luca Ciriani, FdI.

Normale dinamica politica e parlamentare, direte, su un tema molto sentito e popolare? Non proprio. Perché il nuovo disegno di legge è stato scritto e voluto, anzi praticamente scippato, da una collega di partito della Papatheu, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Non potendo firmarlo di persona, Queen Elizabeth tanto ha detto, tanto ha fatto, tanto ha insistito e spiegato che l’iniziativa era voluta da Mattarella in persona, che alla fine i capigruppo lo hanno firmato: il 7 maggio il disegno di legge è stato depositato e dopo quattro giorni, a tempo di record, è stato assegnato per l’esame alla commissione Affari costituzionali insieme al testo Papatheu e a un’altra proposta, stavolta Pd, presentata dal capogruppo in commissione Sanità Stefano Collina (che puntava invece sul giorno in cui è morto di Covid-19 il primo medico italiano, Roberto Stella: 11 marzo).

LA VENDETTA E’ SERVITA. L’iniziativa è lodevole, naturalmente. Infatti ha portato molta e giusta visibilità: poche ore dopo, sul Corriere, già campeggiava la foto della presidente, in elegante mascherina arancione, mentre a Palazzo Giustiniani riceveva Özpetek insieme a Giulio Mogol e Gaetano Blandini, ossia il presidente e il direttore generale della Siae. Quanto alla Papatheu, ormai del tutto oscurata… Ecco, forse c’è stata anche una piccola vendetta tra forzisti? La senatrice Urania, eletta in Sicilia nel 2018, ha infatti praticamente soffiato il seggio a Nitto Palma, l’ex ministro alla Giustizia che ora è capo di gabinetto della Casellati. Renato Schifani era il capolista, Nitto Palma al terzo posto. Tra i due, Gianfranco Micciché, presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed ex commissario di Forza Italia in Sicilia, ha candidato la signora. Com’è andata a finire ormai è noto: lei in aula, Palma fuori. E la vendetta è un piatto che si gusta freddo.