Giungla tra lobby e politica. Mai più altre Fondazioni Open. Presentate dai giallorossi tre proposte di legge. Per mettere ordine dopo 40 anni di flop

di Giorgio Iusti
Politica

Sono quaranta anni che in Parlamento si tenta di regolamentare l’attività di lobbying, ma sempre senza successo. Dal 2012 è stato inserito nel codice penale anche il reato di traffico di influenze illecite, che punisce l’attività di mediazione illecita, una sfumatura della corruzione, ma a differenza di quello che accade in altri Paesi i rapporti tra politici e lobbisti restano una giungla. Oggi a mettere ordine in una materia così delicata, per cui di recente e sull’onda del clamore suscitato dall’inchiesta sulla fondazione Open ha sottolineato l’esigenza di una norma lo stesso ex ministro Luca Lotti, ci riproverà la Commissione affari costituzionali della Camera, che dovrà esaminare tre proposte di legge sul tema.

SEMPRE ULTIMI. L’attività di lobbying, per prevenire fenomeni di corruzione e garantire la giusta trasparenza tra i portatori di interessi particolari e i rappresentanti delle istituzioni, è stata più volte oggetto di approfondimento da parte della stessa Unione europea. Nel 2011, seppure lasciando facoltativa l’iscrizione, tanto la Commissione Ue quanto l’Europarlamento hanno istituito un registro dei lobbisti. Pratiche comuni da tempo del resto in Francia, negli Usa, in Gran Bretagna e in Germania, tanto per restare alle principali potenze occidentali. Il regolamento del Bundestag prevede anche che ogni anno vengano rese pubbliche le liste in cui si registrano tutte le associazioni che intendono rappresentare o difendere interessi di fronte allo stesso Bundestag o al Governo federale.

In Italia l’impresa si è sempre rivelata impossibile. Se ne parla invano fin dall’VIII legislatura e uno degli ultimi tentativi di arrivare a una legge che disciplinasse l’attività delle lobby è stato fatto nel 2013 con il Governo di Enrico Letta. Non si riesce neppure a definire bene il perimetro dell’attività di lobbying. Con il risultato che dei registri dei lobbisti sono stati approntati solo da alcuni Ministeri, come quello dell’agricoltura, dello sviluppo economico, del lavoro e dell’ambiente, o da alcune Regioni, dalla Toscana al Molise, dall’Abruzzo alla Calabria, dalla Lombardia alla Puglia.

NUOVO ROUND. Ma c’è ancora chi spera che a una legge sulle attività di rappresentanza degli interessi particolari e sull’istituzione di un registro pubblico di tali interessi possa essere messa a punto e approvata. A proporla sono stati sia la deputata Silvia Fregolent, di Italia Viva, giunta alla seconda legislatura, che Francesco Silvestri (nella foto), del Movimento 5 Stelle, alla sua prima esperienza parlamentare. Due proposte di legge per regolare i rapporti tra lobbisti e parlamentari. Una norma per le lobby, ma relativa a registri da istituire in ogni Ministero, è stata invece proposta dalla deputata dem Marianna Madia, ex ministro della pubblica amministrazione durante i Governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Tre proposte che verranno vagliate oggi dalla Commissione affari costituzionali a Montecitorio. E chissà che non sia la volta buona.