Giustizia, Salvini alza il tiro. Di Maio è pronto alla crisi. Sulla partita i grillini non cedono: No a leggi bavaglio e alla separazione delle carriere

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Lo si era capito già due giorni fa, prima, durante e dopo il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto licenziare il testo sulla riforma della giustizia civile e penale. E invece tutto è andato in modo diverso, segnando un nuovo terreno di scontro tra Lega e Cinque stelle. Non a caso neanche nella giornata di ieri, nonostante gli animi più freddi, c’è stata una tregua. Tutto perché il cuore della riforma voluta dal ministro Alfonso Bonafede, il processo penale, non è passato. O meglio, è stato approvato con la formula “salvo intese” che equivale a una bocciatura. Così ieri mattina il partito di Matteo Salvini è tornato all’attacco. E lo stesso vicepremier ha lanciato un messaggio che è quasi una minaccia di crisi: “O una riforma della giustizia è importante, vera, pesante, significativa che dimezza davvero i tempi del processo penale, o non siamo al mondo e al governo per fare le cose a metà”.

E poi eccola la frase importante che, secondo parecchi onorevoli in Transatlantico, giustificherebbe il niet alla riforma: “L’accordo era e rimane che la sospensione della prescrizione entrerebbe in vigore se sarà operativa la riforma della giustizia. Se non sarà così vorrà dire che ci sono 60 milioni di italiani processabili a vita”. Insomma, per la Lega senza riforma del processo penale salta anche lo stop alla prescrizione dopo il primo grado prevista dalla legge Spazzacorrotti. Ed ecco allora che il sospetto espresso dallo stesso Bonafede è che la Lega voglia far saltare la riforma per far saltare lo stop alla prescrizione: “Ho scritto la Spazzacorrotti, non permetterò a nessuno di fare giochini per far saltare la legge sulla prescrizione”. Parole dure per un ministro abituato alla mediazione.

BARRA DRITTA. Nel frattempo a far intendere che il Movimento cinque stelle non si fermerà su una riforma così cruciale per il bene del Paese è stato lo stesso Luigi Di Maio, che ha pubblicato una foto-sfida a Di Maio, che lo ritrae insieme a Bonafede, Riccardo Fraccaro e allo stesso Giuseppe Conte. Un’immagine eloquente che lascia intendere da che parte stia il premier: “Noi siamo qui per fare. Il Governo deve fare. Le forze politiche che sostengono questo Governo devono impegnarsi a fare le cose – scrive Di Maio nel post -. Solo che a tratti si fa confusione tra maggioranza e opposizione. Mi aspetterei muri e ‘no’ dalle forze di opposizione, che poi è quello che fanno. Ma da chi sostiene questo Governo mi aspetto lealtà e sostegno a riforme e norme che dobbiamo portare avanti. Perché questo non è un gioco, abbiamo delle responsabilità”.

I VUOTI DA COLMARE. Ma cosa divide ancora i gialloverdi? Non è bastata la riduzione dei tempi del processo da 9 a 6 anni. Resta lo scoglio della prescrizione a separare gli alleati. Il via libera è arrivato solo su due capitoli del testo. Per il processo civile è previsto uno snellimento dei tempi. Per quanto riguarda il Csm, il numero dei consiglieri viene portato a 30: i 20 togati dell’organo di autogoverno dei giudici saranno eletti con un primo sorteggio tra 9.500 magistrati. Successivamente ci sarà un voto sui sorteggiati. Per quanto riguarda i laici eletti dal Parlamento, non devono aver ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi alle Camere, al governo, al Parlamento europeo, nelle regioni, o alla guida di Comuni con più di 100mila abitanti.

Sul penale, invece, c’è rottura totale con la Lega che ha parlato (senza mai illustrarla) di una riforma ex novo messa a punto da Giulia Bongiorno. Certamente il Carroccio punta alla separazione delle carriere e dunque vorrebbe due Csm separati, uno per i magistrati inquirenti, l’altro per i requirenti. C’è poi lo scoglio delle intercettazioni. Nel testo di Bonafede non è prevista una riforma di questo capitolo mentre il partito di Salvini vorrebbe limitare gli ascolti e bloccarne la pubblicazione. Parliamo, dunque, di due questioni da sempre care a Silvio Berlusconi. Ma, come ha detto il Guardasigilli, più che chiaramente: “La Lega si ricordi che non c’è Berlusconi a Palazzo Chigi”.