Gli ex renziani non danno tregua a Zingaretti. La corrente Base riformista vuole anticipare il Congresso. I 5 Stelle al 22% con Conte alla guida fanno paura

ANDREA MARCUCCI
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I malumori erano già emersi lunedì sera, al termine della direzione Pd convocata dal segretario, nella quale Nicola Zingaretti ha apertamente escluso l’eventualità di un congresso del partito a stretto giro. “Spostare al 2023 la discussione congressuale? Rischiamo di essere in un’altra era politica”, il commento a caldo dell’area di Base Riformista, che fa capo al trio Lorenzo Guerini, Luca Lotti, Andrea Marcucci (nella toto).

Ed è proprio quest’ultimo ieri a tornare sull’argomento a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, interpellato sull’ipotesi di celebrare il congresso per quella data, il capogruppo dem al Senato non usa giri di parole: “Assolutamente no. Secondo me dovrebbe esser fatto dopo le amministrative, partendo entro la fine dell’anno”.

Non aiuta certo a rasserenare gli animi l’ultima rilevazione di Swg (leggi l’articolo), che inchioda il Pd a un misero 14,2% (in calo di 4,3 punti) a fronte di un M5s (con Conte leader) in risalita al 22%. è per questo che Base riformista lancia, in vista dell’assemblea nazionale del 13 e 14 marzo, “l’allarme per il rischio di un declino del Pd e l’urgenza di un suo rilancio politico, identitario e programmatico che passi necessariamente da una discussione di rango congressuale”.

E, si sottolinea, “senza subalternità nei confronti di nessuno”: il riferimento è chiaro, col nuovo ipotetico ruolo dell’ex premier Conte il rischio di avere una funzione politica subalterna e poco incisiva nella nuova stagione inaugurata con il Governo Draghi è concreto.