La prima rottura con l’era Vučić passa da Gaza. La Lista studentesca che domenica ha vinto le elezioni in Serbia senza un leader, lo ha messo per iscritto: Belgrado non sarà parte di quello che definisce il “tentativo sistematico di distruzione del popolo palestinese”, condotto da Israele, e aumenterà gli aiuti umanitari alla Palestina.
L’export di armi con Israele era cresciuto di 42 volte di tre anni
Una frase che pesa, perché il Paese che gli studenti ereditano è diventato uno dei grandi fornitori militari di Tel Aviv. Secondo i dati raccolti dal network d’inchiesta Birn, l’export di armi serbe verso Israele è cresciuto di circa 42 volte dal 2023, fino a 114 milioni di euro a fine 2025. E il 17 settembre, pochi giorni prima di lasciare la presidenza, Vučić aveva inaugurato a Makiš, alle porte di Belgrado, una fabbrica per assemblare droni israeliani, alla presenza di un vicepresidente di Elbit Systems. Il programma degli studenti non dice ancora che fine farà quella fabbrica.
Una vittoria schiacciante
Tuttavia i numeri del voto che li ha consacrati sono netti: 52,7% alla Lista contro il 39,2% del Partito progressista, con un’affluenza vicina al 69%, circa 140 seggi su 250 secondo le proiezioni. Maggioranza assoluta. Vučić ha ammesso la sconfitta a urne appena chiuse. Ma il voto non è stato pulito: l’osservatorio indipendente Crta ha segnalato irregolarità nel 29% dei seggi, tra pressioni sugli elettori e compravendita di voti.
Tutto era cominciato il 1° novembre 2024, con il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad: 16 morti, e un sospetto diffuso, la corruzione negli appalti. Da lì il primo capitolo del programma, approvato nelle assemblee universitarie: “Serbia o mafia”. Una polizia giudiziaria speciale che indaghi in autonomia sulla corruzione, giudici e pm sottratti alle pressioni politiche, un controllo a tappeto sul ministero dell’Interno con la cacciata dei funzionari legati alla criminalità e degli agenti che hanno violato la legge reprimendo studenti e cittadini.
Libera informazione, lotta alla corruzione e riforme sociali
Poi i soldi: confisca dei patrimoni illeciti, verifica dei funzionari pubblici, pubblicazione di tutti i contratti e le gare, revisione dei progetti statali opachi o gonfiati. Poi l’informazione, leva del potere di Vučić: sottrarre ai partiti il Rem, l’autorità sui media, liberare la tv pubblica Rts, rivedere le frequenze nazionali. Stop alle assunzioni di partito nella pubblica amministrazione. E un pacchetto sociale: contratti a termine da 24 a 12 mesi, libri gratis, farmaci meno cari, affitti agevolati.
Non tutto è rottura. La Lista promette di approfondire i partenariati con l’Ue, ma conferma il no alle sanzioni contro la Russia. In testa c’è un cardiologo, Ilija Srdanović, ma il movimento ha scelto di non avere un leader carismatico, per non offrire bersagli ai tabloid filogovernativi. Ora deve fare un governo.