La notte del 3 novembre ci ha regalato magiche emozioni ma anche forti certezze, una su tutte: la democrazia americana è viva nonostante i tentativi dei nuovi fasci. Il risultato delle elezioni va oltre le più rosse previsioni: la maggioranza degli elettori ha deciso di ghigliottinare politicamente Trump e mandare in panico la sua squadra di sfasciacarrozze.
Ugo Natale
New Jersey – via email
Gentile lettore, condivido la sua gioia per l’azzoppamento d’un Presidente incapace e malvagio. Per quanto mi riguarda, ho sempre distinto tra l’America intesa come popolo o come governo. Il popolo conserva un saldo senso della democrazia, a cominciare dalla libertà di parola sancita dal primo emendamento della Costituzione del 1791, insieme a libertà di stampa, religione e riunione, e rafforzata dal secondo emendamento: la libertà di portare armi, che non va sottovalutata perché è un deterrente alla dittatura. Dall’altra parte ci sono i governi americani, che perseguono tutti una politica egemonica sul mondo. Mi spiace disilluderla, ma se il prossimo presidente sarà un dem, non adotterà una politica diversa nella sostanza da quella dei predecessori. Lo farà con altri modi, senza umiliare gli alleati e imporre dazi da strozzini, ma lo farà. Per me la migliore notizia venuta dagli Usa il 3 novembre è la generale impopolarità di Israele presso gli americani. Un amico che al pari di lei vive da decenni in Usa mi scrive che “manifestare simpatia per lo Stato genocida è diventato politicamente rischioso”. La maligna influenza sionista è troppo radicata per cessare da un giorno all’altro, ma il segnale per il futuro è chiaro.