Nonostante le apparenze, Israele pare incontri serie difficoltà in Libano. Non riuscendo a occupare saldamente il sud, voleva lanciare un bombardamento a tappeto su Beirut, fermato da Trump per non perdere il negoziato con l’Iran. Gli israeliani sono bravi solo a bombardare civili e bambini, non contro un esercito.
Mario Anelli
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Gentile lettore, in effetti Israele dopo il 1967 non ha mai combattuto con un avversario di pari livello, dotato di aerei, navi, carri armati e tutto il resto. Il leggendario valore attribuito all’Idf (una volta chiamato Tsahal), mi pare vastamente millantato. L’unica prova vera negli ultimi decenni si è avuta nella guerra contro Hezbollah nel 2006. Israele invase il Libano e si spinse fino ad assediare Beirut, ma lì si impantanò, mentre l’Hezbollah gli tagliò le vie della ritirata. Il premier Olmert, con l’esercito chiuso in trappola in Libano, chiese l’intervento internazionale e a quel punto, soprattutto grazie all’attivismo di Usa, Italia (Prodi) e Francia, l’Onu approvò una risoluzione di tregua che salvò le truppe di Tel Aviv, tirandole fuori dal cul de sac in cui si erano cacciate. Comunque Israele riportò ingenti perdite materiali e 160 morti, e dovette evacuare i territori libanesi occupati, dove fu istituita la forza d’interposizione Unifil. Quella è stata la più grande sconfitta d’Israele sul campo, a dispetto della sua enorme superiorità di mezzi e di tecnologia e nonostante tutta l’assistenza americana: gli Usa al solito fornirono bombe, armi, intelligence, ricognizione aerea, scudo diplomatico, ma si rifiutarono di mandare i loro soldati a combattere in Libano.