Sarà il governo dei Migliori. Ma sui sostegni i conti non tornano. Il testo rispedito in Commissione Bilancio alla Camera. E gli aiuti promessi alle imprese slittano ancora

sostegni Draghi Franco
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Se accadeva a Omero ogni tanto di sonnecchiare, anche al governo dei migliori – “si potrebbe obiettare – può capitare che ogni tanto venga meno l’ispirazione. E già perché ieri, lo si chiami come si vuole, non si può non rilevare lo scivolone dell’esecutivo Draghi sull’atteso decreto Sostegni bis che dovrebbe ridare fiato alle imprese zavorrate dalla crisi scatenata dalla pandemia da Covid-19. E che aspettano già da troppo tempo. E’ in corso in Aula di Montecitorio la discussione generale sul decreto in questione quando il relatore Giuseppe Buompane (M5S) annuncia che il testo del dl è destinato a ritornare in commissione Bilancio di Montecitorio che lo ha da poco licenziato.

“Come è comprensibile, questo provvedimento, che è molto complesso – ha detto il relatore del decreto sostegni bis – ha richiesto un lavoro di verifica anche da parte della Ragioneria generale dello Stato, che in questi minuti sta predisponendo una nota per alcune correzioni, anche in ordine ad alcune coperture”. L’ulteriore lavoro della Commissione “sarà circoscritto – ha puntualizzato l’esponente pentastellato – ai rilievi formali espressi dalla Ragioneria”.

Dunque la sostanza politica è che il conto e le coperture di alcune norme del decreto dei migliori non tornano ai guardiani dei conti pubblici. Critica l’opposizione che con il deputato di FdI Riccardo Zucconi ha osservato: “Sapevamo che durante l’iter del decreto era stata costituita una sorta di cabina regia del governo per evitare proprio questo sulle coperture, e c’è stato tutto il tempo per farlo”, invece “ancora una volta il ruolo del Parlamento è coartato e questa ne è una prova ulteriore, anche di poca serietà”. Replica Emanuele Fiano del Pd: “Penso che la richiesta che è stata fatta di un rinvio in Commissione sia fatta per il bene degli italiani, perché agli italiani venga offerta una norma che deriva dalla conversione di questo decreto e che sia perfettamente coerente, quindi applicabile, e al suo interno collimante con le esigenze del bilancio”.

Strano, però, che queste esigenze del bilancio non siano state rispettate nel corso dell’esame del testo del decreto sostegni bis da un governo che è presieduto da Mario Draghi, ex banchiere che dovrebbe essere attento alla tenuta dei nostri conti pubblici. Tra le norme contestate dalla Ragioneria, con nove correzioni proposte da recepire con emendamenti dei relatori, ci sono il rinvio del Durc 2020 ai fini dell’esonero contributivo, previsto per il 2021 dalla legge di Bilancio, per le partite Iva colpite dal Covid nel 2020, e il finanziamento permanente dei centri per l’impiego. In quest’ultimo caso le risorse arrivavano dal fondo per il Reddito di cittadinanza che non è abbastanza “capiente”.

Nella norma relativa ad Alitalia laddove si prevede che l’amministrazione straordinaria continui ad operare con finalità liquidatorie, si chiede che i proventi debbano essere prioritariamente destinati al soddisfacimento in prededuzione dei crediti verso lo Stato. Rispetto alla commissione tecnica presso il dipartimento per l’Informazione e l’editoria di Palazzo Chigi sulla situazione finanziaria dell’Inpgi, si chiede, invece, che i componenti non debbano avere compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti.

Il testo è destinato a essere blindato con un voto di fiducia: scade il 24 luglio e deve ancora essere discusso dal Senato. Leu reagisce all’ipotesi di stralcio della norma sul Durc. “E’ inaccettabile che su un emendamento così importante – dice Stefano Fassina – che vi sia stato, dopo due settimane di esame al Mef, il parere favorevole del Governo, quindi l’approvazione in commissione giovedì scorso e ora se ne disponga lo stralcio”.