Grande ego in un micropartito. Restiamo ostaggio di Renzi. Ricatti, minacce, penultimatum e retromarce. Matteo e la politica del tutto e il contrario di tutto

di Giuseppe Vatinno
Politica

Matteo Renzi, sempre lui. L’Italia pensava di essersene liberata con la sua rovinosa caduta dopo i referendum sulla sballata riforma costituzionale ed invece niente. Dopo la crisi del governo giallo-verde si è ficcato nel nuovo governo giallo-rosso in quota Pd per poi farsi il micro-partito del 2.5%, Italia Viva. Piccoli numeri, strafottenza tanta, tattica antica da prima Repubblica, quando il partito socialista di Bettino Craxi o i liberali condizionavano pesantemente l’esecutivo. Il ragazzo è abile nel bluffare e nel prendere tutto quello che può. Lo conosciamo. Ma l’errore è stato quello di averlo fatto entrare ed è un po’ la tara che si porta dietro questo esecutivo.

Dopo essersi cuccato le ministre elette in quota Pd, il senatore toscano ha intascato anche importanti nomine pubbliche pochi giorni fa ed ora ci riprova. L’offensiva è stata condotta da una mosca cocchiera in blu elettrico, Teresa Bellanova, ministra dell’Agricoltura, che non ha esitato a prestarsi ad una evidente battaglia strumentale sulla regolarizzazione di colf e migranti per un totale di 600mila unità. Ne abbiamo scritto ieri, ma oggi il vulcanico fiorentino ha subito cambiato (in parte) idea, dopo la ritirata più che prevedibile della Bellanova, e quindi alza il piatto coinvolgendo addirittura il Presidente della Repubblica, quel Sergio Mattarella che lui stesso portò alla più alta carica dello Stato.

Ai migranti, si aggiungono quindi altre “battaglie” pretestuose e cioè la fissa a riaprire tutto e subito per ingraziarsi Confindustria, misure per la famiglia per ingraziarsi i cattolici, misure per la scuola per ingraziarsi gli insegnanti – come sua moglie -. Un giorno vuole la crisi di governo, quello dopo niente crisi, ma “tuttavia, però” ed altri avverbi minacciosi preoccupano l’esecutivo che ha perfettamente capito il giochetto: Renzi logora il governo di cui lui stesso fa parte con una sfibrante tecnica di guerriglia in cui fa rapidi blitz per poi fingere di voler trattare solo per poi fare altre sortite creando un micidiale clima di ambiguità. E se qualcuno nel Pd e nei Cinque Stelle se ne accorge e minaccia nuove maggioranze lui ratto dice: “Va bene. Mattarella però deve prima trovarla,” pescando scorrettamente un “jolly sporco” quello del presidente della Repubblica, per giocarselo nella sua bisca di Pontedera.

Non si tratta solo di una questione di potere, l’ego di Renzi è più luminoso di una fornace nucleare ed è ancora in piena attività. In un’Italia prostrata dalla pandemia, con un Pil in caduta liberà (ed anche prima non andava certo bene), l’ex presidente del Consiglio pensa solo agli affari suoi e vuole addirittura un contratto alla tedesca per rimanere nella società e al Senato i suoi senatori possono mettere in crisi l’attuale maggioranza. Strappano quindi un sorriso le dichiarazioni che fece qualche mese fa Maria Elena Boschi sul fatto che i “contratti” come quello che firmavano i Cinque Stelle o la Merkel fossero cose che non erano belle da vedersi in politica. Ma, si sa, in politica si può purtroppo dire qualsiasi cosa senza pagarne dazio e sarebbe divertente che adesso qualche giornalista dalle spalle dritte glielo chiedesse. Ma sappiamo che è tempo perso. Nessuno si vuole inimicare il potente toscano che seguace di un democristiano d’altri tempi, il populista Amintore Fanfani, scorrazza imperterrito nelle praterie istituzionali tenendo, di fatto, in ostaggio l’Italia.