Gratteri non arretra sul referendum: “Direi le stesse cose”. E rilancia il suo No spiegando perché, numeri alla mano, questa riforma della Giustizia va bocciata

Gratteri ribadisce il no al referendum sulla giustizia: “Non si cambiano 7 articoli per sei casi”. E difende i dati della Procura di Napoli.

Gratteri non arretra sul referendum: “Direi le stesse cose”. E rilancia il suo No spiegando perché, numeri alla mano, questa riforma della Giustizia va bocciata

Non si rimangia nulla, nemmeno una sillaba. Anzi il procuratore di Napoli Nicola Gratteri tira dritto sul referendum e respinge al mittente le polemiche scaturite dai suoi ultimi interventi pubblici. “Se rifarei quelle affermazioni? Certamente”. Il punto, insiste il magistrato, è che non si tratta di un giudizio politico sull’esecutivo, ma riguarda l’intero assetto istituzionale: “Si vuole modificare sette articoli della Costituzione per sei persone che passano da giudice a pm”.

Gratteri, durante una conferenza stampa su un blitz anticamorra che ha portato a nove arresti tra presunti affiliati a camorra e ’ndrangheta, ha detto di essersi riletto i lavori preparatori della Carta. Cita Giovanni Leone e Aldo Moro, figure che – ricorda – dedicarono mesi a un’opera cesellata da giuristi e intellettuali. Proprio alla luce di ciò sentenzia: “Non è possibile che si pensi con un referendum di modificare 7 articoli”.

E quando gli chiedono se abbia qualcosa da dire al ministro Carlo Nordio, la risposta è glaciale: “Nulla”.

Gratteri snocciola i numeri che sbugiardano la separazione delle carriere

Ma non c’è solo il piano teorico. Gratteri, per smontare la propaganda del Sì,  snocciola dati che appaiono inequivocabili. Nel 2024, spiega, il Riesame ha confermato il 75% delle misure cautelari della Procura di Napoli. Nel 2025 su ben 1.324 ordinanze, solo 184 annullate. Tradotto: l’85% sono state confermate, 8% cancellate, e il 7% riformate.

Dati che, secondo lui, dimostrano che il sistema funziona e che l’azione dell’ufficio inquirente trova riscontro nei tribunali di tutta Italia. Per questo rigetta l’idea di una magistratura fuori controllo – narrativa circolata nel dibattito sul referendum – perché, spiega, questa tesi non trova appigli nei numeri.

Sempre nella stessa conferenza stampa, il procuratore è tornato sulla polemica delle sue frasi estrapolate per fare polemica spiegando che “la lingua italiana è lingua italiana, pensavo che qualcuno non avesse capito e mi sono affrettato a spiegare”. Ma, conclude, “ho visto che gente in malafede continuava a fare il giochino dell’estrapolazione della frase e a fare narrazioni che non corrispondono alla realtà”.