La Nicole Minetti che ha ricevuto la grazia “umanitaria” dal presidente Sergio Mattarella, è la stessa Nicole Minetti amante di quello “stile di vita” che oltre 15 anni fa l’aveva portata a diventare la “fiduciaria” del “sistema prostitutivo” che ruotava attorno alle “cene eleganti” di Silvio Berlusconi con le sue amate Olgettine? È una donna ancora mossa dalla “spinta criminale” e dai “condizionamenti esterni” che, in “giovane” età, erano per lei rappresentati delle “personalità di potere” come il Cavaliere? Quella che truffava con i rimborsi dei consiglieri regionali? Oppure è una donna che ha preso una “radicale distanza dal passato deviante”, grazie a una “seria e concreta volontà di riscatto sociale”?
È quanto dovranno stabilire i nuovi accertamenti decisi dalla Procuratrice generale Francesca Nanni e dal sostituto pg Gaetano Brusa, autore del parere favorevole del 9 gennaio, documento che assieme a quello del Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, aveva portato il Quirinale a optare per la clemenza per ragioni umanitarie e le “gravi condizioni di salute” del figlio adottivo di Minetti.
I magistrati vogliono appurare se ha cambiato vita
Ai due magistrati milanesi infatti non interessa appurare se l’ex consigliera regionale lombarda al centro delle vicende ‘Rimborsopoli’ e ‘Ruby bis’ abbia commesso ulteriori reati, in Italia o all’estero, rispetto a quelli che l’hanno portata a una condanna a 3 anni e 11 mesi poi graziati lo scorso 18 febbraio.
Naturalmente, se dovessero emergere crimini o dichiarazioni non rispondenti alla realtà, gli atti sarebbero immediatamente trasmessi alle Procure competenti, così come pioverebbe un’accusa di falso per la ricostruzione offerta nei documenti a supporto dell’istanza di clemenza presidenziale.
Accertamenti sull’iter dell’adozione
Ma non è necessario che ci siano illeciti, accertati o da accertare, perché il provvedimento presidenziale possa essere revocato. Per questo l’Interpol sta scandagliando la vita della 41enne. Inclusi gli anni di convivenza con l’imprenditore milionario, Giuseppe Cipriani. Il faro è puntato sui due anni “ininterrottamente” vissuti dalla coppia nello “Stato di Uruguay”, come si legge nel decreto del Tribunale per i minorenni di Venezia che ha dichiarato efficace in Italia la sentenza 7/2023 emessa dal giudice del Tribunale di Maldonado con cui il minore, prima affidato all’Inau, l’Istituto uruguaiano per l’infanzia, era stato adottato dalla coppia Cipriani-Minetti sul presupposto che si trovasse in “stato di abbandono sin dalla nascita” con “separazione definitiva dai genitori biologici” dichiarati “decaduti dalla responsabilità genitoriale”.
Un’adozione mai verificata
Un’adozione che non ha mai destato alcun dubbio nei controlli precedenti, sebbene avvenuta in uno stato, l’Uruguay, che non ha accordi con il nostro Paese e finalizzata da parte di una coppia non sposata. In ogni caso, quella sentenza sarà acquisita in copia originale per le vie ufficiali per verificarne la veridicità.
Sul fatto invece che il bimbo soffra di gravi problemi di salute che lo hanno portato a complicati interventi a Boston negli Stati Uniti, invece non c’è alcun dubbio da parte dei magistrati, sebbene non vi siano evidenze dei controlli medici in Italia riferiti dalla coppia negli atti. Ma ieri i legali della coppia hanno riferito che Minetti e Cipriani si sarebbero rivolti direttamente a medici di loro conoscenza, senza passare da canali ufficiali.
Sotto il faro anche gli anni in Spagna
Gli inquirenti hanno anche esteso gli accertamenti su eventuali carichi pendenti di Minetti. L’ex consigliera a oggi risulta incensurata in Uruguay, priva di precedenti penali, di polizia o indagini in corso. Nessuno però sapeva di presunti festini rivelati dal Fatto Quotidiano nella villa di Cipriani ai quali avrebbe partecipato anche Jeffrey Epstein, socio di Cipriani, o in Spagna e a Ibiza – dove peraltro avrebbe potuto scontare l’affidamento in prova ai servizi sociali. Per questi motivi l’istruttoria è stata estesa anche alla penisola iberica.
Montaruli all’attacco di Ranucci
Sempre ieri la vicepresidente della Commissione Vigilanza Rai, Augusta Montaruli ha chiesto alla Rai di prendere provvedimenti contro Sigfrido Ranucci. Per l’esponente FdI, il giornalista avrebbe causato un danno reputazionale alla Rai con il suo intervento di lunedì notte a CartaBianca, nel quale aveva svelato che secondo una fonte il ministro Nordio avrebbe visitato casa Cipriani in Uruguay.
Il Guardasigilli era allora intervenuto in trasmissione per negare di aver mai frequentato il ranch, sebbene abbia ammesso il viaggio istituzionale nel Paese sudamericano di due anni fa. “Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, accusa Ranucci di danno reputazionale. Suggeriamo a Fratelli d’Italia di scegliere meglio chi fare esprimere su certi temi, perché sentire la Montaruli che parla di danno reputazionale è esilarante”, la risposta del capogruppo M5S in commissione di vigilanza Rai, Dario Carotenuto.