Il Green Pass taroccato. L’ultima frontiera dei furbi (ma non troppo). Dilaga il mercato dei falsi certificati verdi. Ma chi truffa, spesso finisce truffato

Green Pass
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Il Green Pass monopolizza il dibattito pubblico e le divisioni attorno a questo strumento normativo non sono certamente poche vedendoci come unico Paese dell’Occidente avanzato ad essercene dotati e pronti a renderne in via esecutiva ancor più restrittivo l’uso in ambiente lavorativo, come accadrà dopodomani, 15 Ottobre (leggi l’articolo). Strumento virtuoso per alcuni ed emblema di discriminazione per altri, di certo la contrapposizione a cui dà vita il certificato verde è benzina che alimenta quotidianamente il motore dei talk show e rende gli animi incandescenti.

Ma oltre a difendersi dagli attacchi dei detrattori di questo “lasciapassare pandemico” coloro che ne sono muniti devono guardarsi bene anche dalle nuove truffe che vedono entrare in casa – con la motivazione di un controllo del certificato – ladri e delinquenti pronti a colpire soprattutto gli anziani che, come si sa, sono i soggetti più deboli da circuire e colpire. In tal senso è di questi giorni il caso della truffa in Valmorbida a una povera signora che aprendo casa al presunto “controllore di Green Pass” si è vista svaligiare casa.

Non esistono controllori domiciliari di Green Pass e informare a riguardo non è ridondante, ma utile e opportuno. Troppe le volte in cui nelle ambiguità di alcune norme che si fatica a capire si annida la delinquenza e la truffa. Così come è utile ricordare a tutti coloro che ritengono di truffare lo Stato a cuor leggero con Green Pass falsi ciò a cui vanno incontro.

Un vero e proprio mercato sembra viaggiare su piattaforme come Telegram in cui si vendono certificati falsi in un range che va da 150 a 500 euro e in cui ci si trova a ricoprire il ruolo del truffatore e del truffato. Il certificato del Green Pass – altra informazione utile – non può essere manomesso in quanto ognuna di queste certificazioni viene creata digitalmente con una peculiare chiave privata del Ministero della Salute che ne garantisce l’autenticità verificabile a sua volta con l’unica App ufficiale, VerificaC19, che incrocia i dati e il QR Code direttamente con la banca dati ministeriale in cui è elencata tutta la popolazione vaccinata.

Così, i truffatori, non potendo aggirare un sistema tanto efficiente usano lo strumento del ricatto con coloro che nel tentativo di truffare lo Stato si ritrovano truffati. Alla fine, dunque, i truffatori che hanno protetto la propria identità ma che hanno intanto acquisito i dati sensibili di quella altrui, non solo non emettono alcun certificato ma chiedono altri soldi affinché il tentativo di frode ben documentato non dia vita a una denuncia penale.
Insomma, norma che fai truffa che trovi!

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