Guerra al Reddito di cittadinanza. Renzi toglie ai poveri la dignità

Renzi Presta
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L’aveva detto e l’ha fatto. Matteo Renzi ha chiuso il testo del referendum per archiviare il Reddito di cittadinanza, attirando così l’attenzione sulla tre giorni della sua scuola di formazione politica, iniziata ieri a Ponte di Legno, in provincia di Brescia, con 500 ragazzi e ragazze under 30. Per il leader di Italia Viva la battaglia al più diffuso strumento di contrasto alla povertà è evidentemente la maggiore priorità da affrontare (leggi articolo), anche se gli effetti della pandemia sono ancora fortissimi su una larga fascia della popolazione, con stime che danno in oltre cinque milioni il numero degli italiani privi di ogni mezzo di sostentamento.

PARTITA APERTA

Contro un referendum che incrocia le stesse posizioni del Centrodestra, e in particolare della Lega dell’altro Matteo, l’unica forza politica rimasta a fare argine è il Movimento Cinque Stelle, spalleggiato solo tiepidamente dal Pd che propone ampi correttivi al provvedimento. Perciò nella battaglia che si profila all’orizzonte, e che potrebbe vedere un’insospettabile coesione degli italiani contro i partiti tradizionali e a favore di una concreta solidarietà verso gli indigenti, resta il solo muro di Giuseppe Conte, secondo cui “non può più tornare indietro”.

Per il leader del Movimento l’iniziativa del Centrodestra spalleggiata adesso da Italia Viva, “non potrà avere successo, perché il Reddito di cittadinanza è un fatto di necessità oltre che di civiltà”. Intervenendo sul Corriere della Sera solo pochi giorni fa Conte ha ricordato che “Siamo stati gli ultimi in Europa ad avere introdotto questa misura che garantisce coesione e sicurezza sociale, cosa che non è possibile se milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà”.

Ora è chiaro che lo strumento è stato inadeguato sul fronte delle politiche attive per il lavoro e ha subito numerosi abusi da parte di chi ha incassato il sussidio in assenza dei requisiti previsti dalla legge. Tant’è che lo stesso leader dei 5 Stelle si è detto favorevole “a un tavolo che monitori la sua efficacia, rafforzi i controlli per evitare abusi e favorisca il dispiegamento di tutti i vantaggi per gli imprenditori collegati alle assunzioni”.

Leggi anche: Nessun passo indietro sul Reddito di cittadinanza. Conte: “È un fatto di necessità oltre che di civiltà”.

SONDAGGI A PICCO

Ciò nonostante Renzi andrà avanti nel suo disegno. “Saranno gli italiani a dire se il Reddito di cittadinanza è diseducativo e va tenuto”, ha detto l’ex premier di Rignano, alle prese con un disperato bisogno di una mossa politica, fosse anche micidiale per milioni di italiani, pur di far parlare del suo partito e magari avvicinarlo alle destre, in viste delle prossime elezioni politiche, quando con gli attuali sondaggi inferiori al 2% Italia Viva sparirebbe dalla Camere.

E non c’è dubbio che un referendum su un tema così delicato come quello del Reddito di cittadinanza è l’idea più a buon mercato per attirare tutte le attenzioni mediatiche. Una strategia folle, ma quando non si ha più niente da perdere tutto fa brodo. “Io voglio mandare a casa il Reddito di cittadinanza – ha detto qualche giorno fa – perché voglio riaffermare l’idea che la gente deve soffrire, rischiare, provare, correre, giocarsela, se non ce la fai ti diamo una mano, ma bisogna sudare ragazzi”.

Con queste premesse, e contando sull’appoggio di Forza Italia e Lega (nonostante il Carroccio abbia votato la misura ai tempi del Conte I) Renzi e i suoi sperano di rottamare un aiuto che distribuisce in media 250 euro a persona, con somme più alte solo nei casi di nuclei familiari numerosi. Non certo un tesoro con cui sperperare. Ma di fronte al calcolo politico anche la povertà di milioni di persone può giovare.