La guerra tra Iran, Israele e Usa, scatenata dagli Stati Uniti di Donald Trump, entra nel sesto giorno e nulla fa pensare che terminerà a breve. Anzi si assiste all’esatto opposto con un’escalation che non lascia spazio a illusioni e che sembra sparigliare le carte, contraddicendo le previsioni – fin troppo ottimistiche – provenienti da Tel Aviv e Washington.
Così il conflitto che per il tycoon doveva durare pochi giorni sembra allargarsi di ora in ora, con le operazioni militari che si moltiplicano e la tensione regionale che sale di ora in ora. Tutte ragioni per le quali la sensazione, diffusa e difficile da ignorare, è che siamo solo all’inizio.
Missili su Israele e basi americane
Come accade ormai da giorni, la giornata non è iniziata sotto i migliori auspici. All’alba le sirene di allarme hanno risuonato a Tel Aviv e Gerusalemme a causa delle nuove raffiche di missili partite dall’Iran, che hanno costretto l’esercito israeliano ad attivare i sistemi di difesa aerea riuscendo a limitare i danni.
E non è tutto perché, secondo fonti ufficiali, questa mattina i missili di Teheran hanno preso di mira anche installazioni militari statunitensi in tutta la regione mediorientale, colpendo, come accade dall’inizio della guerra, anche diversi Paesi arabi alleati di Washington, tra cui soprattutto il Bahrain e il Kuwait.
Raid massicci su Teheran
La risposta israeliana è arrivata poche ore dopo e non è stata affatto indulgente. L’aviazione delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) ha lanciato una “operazione su larga scala” contro obiettivi militari nella capitale iraniana Teheran. Le numerose esplosioni sono state udite in diversi quartieri della città, mentre i raid colpivano infrastrutture strategiche e militari.
Un conflitto brutale dove, in nemmeno una settimana, l’aeronautica israeliana ha sganciato oltre 5.000 bombe. Può sembrare tanto, ma il dato è parziale perché non comprende il numero di ordigni lanciati dagli Stati Uniti.
Malgrado questa potenza di fuoco, il regime degli ayatollah sta continuando a resistere e a minacciare “una lunga guerra”. Parole che secondo l’esercito israeliano non sono campate in aria, tanto che i militari di Tel Aviv hanno fatto sapere che le operazioni potrebbero durare ancora una o due settimane. Più prudente, o forse più realistico, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth secondo cui la guerra potrebbe protrarsi “quattro settimane, sei o anche più”.
L’Iran vuole regionalizzare la guerra
Quel che è certo è che il conflitto non resta confinato ai due Paesi, ma ormai si è regionalizzato. Israele in particolare ha colpito anche il Hezbollah in Libano, con una serie di raid contro infrastrutture del movimento sciita sostenuto da Teheran e ha avviato una campagna di terra nel Paese. E non è tutto.
Martedì notte un sottomarino statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano, provocando decine, se non centinaia, di morti tra i marinai. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “atrocità in mare” e promesso ritorsioni.
Il bilancio di questa guerra intanto continua a crescre di giorno in giorno e ormai le stime più prudenti parlano di oltre mille morti in Iran, decine in Libano, almeno una decina in Israele e sei militari americani uccisi.
Petrolio e rotte energetiche sotto pressione
Una guerra che, molto più di quella ucraina, non riguarda soltanto missili e bombardamenti. Lo Stretto di Hormuz, passaggio obbligato per circa un quinto del petrolio mondiale, è praticamente paralizzato dagli attacchi dell’Iran. Soltanto ieri una nave cisterna è stata colpita al largo del Kuwait, secondo il centro di monitoraggio britannico UKMTO.
Davanti a questo scenario il mercato ha reagito in fretta, con il prezzo del Brent che è balzato di circa 15% dall’inizio del conflitto. Per effetto di ciò, le ripercussioni sul prezzo di energia e carburanti stanno ricadendo soprattutto sugli europei e sugli italiani, con quello che si preannuncia un vero e proprio salasso.