Guerre e crisi affossano il Paese. In cinque anni persi 296 miliardi

In cinque anni, a partire dal 2022, il sistema economico italiano ha perso 296 miliardi di euro per effetto delle guerre e delle crisi

Guerre e crisi affossano il Paese. In cinque anni persi 296 miliardi

La possibilità di aumentare fino al +20% il numero dei dipendenti mantenendo la qualifica di imprese artigiane, ed un costo per la finanza pubblica stimato in 202 milioni in 10 anni. La riforma dell’artigianato, approdata ieri in Consiglio dei Ministri, è un decreto legislativo che modifica i limiti che erano previsti nella legge quadro del 1985. L’obiettivo è quello di consentire una crescita dimensionale e occupazionale delle imprese artigiane, o di gestire fasi delicate nella vita delle imprese come i passaggi generazionali, senza perdere lo status di impresa artigiana.

La parte che va inserita in manovra, perché necessita di coperture, prevede un costo in termini di ‘minori entrate contributive al netto degli effetti fiscali’ che si limita a 12 milioni nel 2027, 20,2 milioni nel 2028, un totale di 202,9 milioni nei 10 anni 2027-2036. L’annuncio della riforma è arrivato dalla premier Giorgia Meloni all’assemblea di Confartigianato e le è valso qualche applauso. Ma gli artigiani hanno messo in fila anche altre priorità.

Guerre e crisi affossanno il Paese. In cinque anni persi 296 miliardi

“La riforma della legge quadro dell’artigianato è una priorità, ma non l’unica. Le nostre imprese hanno bisogno di condizioni adeguate per continuare ad essere competitive. Lo sappiamo bene: il contesto nel quale siamo chiamati a operare è complesso e instabile. Le tensioni geopolitiche, i conflitti, le trasformazioni degli equilibri internazionali incidono pesantemente sulle nostre attività. Le guerre arrivano nelle nostre aziende attraverso il costo dell’energia, le oscillazioni dei prezzi, le difficoltà di approvvigionamento, l’incertezza degli ordini e la fragilità delle catene di fornitura”, ha avvertito il presidente di Confartigianato Marco Granelli.

Il costo cumulato dagli shock

“Il nostro Ufficio Studi – ha aggiunto – ha quantificato in 296,3 miliardi di euro il costo cumulato degli shock che hanno colpito il sistema economico italiano nel quinquennio 2022-2026. Sono risorse sottratte agli investimenti, all’innovazione, alle assunzioni: in sostanza, alla crescita”. E ancora: “Alle nostre imprese è richiesto di accelerare la transizione energetica. Apprezziamo l’azione del governo nel sollecitare l’Europa ad un diverso orientamento, più realistico, e senza spinte ideologiche, per accompagnare questa trasformazione senza penalizzare il sistema produttivo. Non possiamo, però, ignorare il peso delle bollette. Le piccole imprese italiane pagano l’energia elettrica il 22,1% in più rispetto alla media europea, che si traduce in un maggiore impatto annuo di 4,6 miliardi di euro”, ha spiegato Granelli.

Sale ad agosto il fatturato dell’industria ma solo per l’energia

E ai dati forniti da Confartigianato si affiancano quelli dell’Istat sui prezzi alla produzione e sul fatturato. Ad agosto si stima che il fatturato dell’industria diminuisca in termini congiunturali dello 0,9% in valore e del 3,5% in volume. Su base tendenziale si registra un aumento in valore (+4,2%) ed un calo in volume (-2,9%). I prezzi alla produzione dell’industria, invece, continuano ad aumentare su base mensile e ad accelerare su base annua.

L’Istat precisa che la causa principale è da attribuire ai forti rialzi dei prezzi della componente energetica. A settembre, i prezzi alla produzione dell’industria crescono del 2,9% su base mensile e del 13,8% su base annua (da +10,9% di agosto). Fra le attività manifatturiere, gli incrementi tendenziali maggiori riguardano coke e prodotti petroliferi raffinati (+91,1% mercato interno, +17,8% area euro, +66,9% area non euro). E sul mercato interno, la crescita tendenziale dei prezzi della fornitura di energia elettrica e gas è in ulteriore e decisa accelerazione (+35,9%, da +26,3% di agosto).

Corrono i prezzi alla produzione a settembre

Il fatturato dell’industria italiana mostra “dati ingannevoli, anche se più negativi che positivi”, mentre “prosegue l’escalation dei prezzi, con rincari che saranno traslati sui consumatori finali e determineranno un’inflazione sempre più devastante per le tasche delle famiglie”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Sul fronte del fatturato, Dona spiega che il crollo su base mensile è ingannevole, dato che è tipico del mese di agosto, quando molte imprese chiudono per le ferie.

Per quanto riguarda, invece, il confronto su base annua, apparentemente esaltante, con il fatturato che decolla del 4,2% su agosto 2025, vale esattamente l’opposto: un dato preoccupante per quanto riguarda i beni di consumo che precipitano del 3,5%. A far salire del 4,2% il fatturato totale, poi, è solo il dato sull’energia, senza il quale il fatturato salirebbe solo dello zero virgola. Si tratta dunque di un boom transitorio, indicatore dell’emergenza energetica in corso.