Dovrà restare nel carcere di massima sicurezza di Terni Mohammad Hannoun, l’architetto e attivista palestinese accusato di essere finanziatore di Hamas attraverso le sue associazioni benefiche e di essere il vertice della cellula italiana dell’organizzazione. Lo ha deciso ieri il tribunale del Riesame di Genova. I giudici del Riesame hanno però annullato tre delle sette misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso delle nove disposte dalla gip Silvia Carpanini. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro 30 giorni.
Inutilizzabili le prove fornite dall’intelligence di Tel Aviv
Dal dispositivo emerge una chiara vittoria sul piano dei principi: per alcuni indagati è stata disposta la scarcerazione, in attesa delle motivazioni, pare tuttavia che il Tribunale abbia escluso l’utilizzabilità della cosiddetta “battlefield evidence” di provenienza israeliana, segnando una netta presa di distanza dal possibile utilizzo giudiziario di materiali di intelligence militare.
Il legali di Hannoun: “Niente scorciatoie”
Per i profili residui, il Tribunale avrebbe ritenuto di poter valutare separatamente la sussistenza di indizi sulla base di fonti diverse. “È un risultato importante: viene affermato che la giustizia non può essere usata come strumento di guerra – ha dichiarato l’avvocato Nicola Canestrini -. La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie. Sul resto attendiamo le motivazioni, ricordando che vale per tutti la presunzione di innocenza”.
La difesa continuerà “a vigilare con rigorosa attenzione critica su ogni tentativo di piegare il diritto a logiche militari, riservandosi ogni ulteriore valutazione dopo il deposito delle motivazioni”, aggiunge.
Le accuse contro l’attivista
Hannoun è indagato con l’accusa di far parte, secondo gli inquirenti, di una cellula di Hamas. È inoltre accusato di aver destinato a finalità terroristiche una parte consistente dei fondi raccolti ufficialmente per scopi umanitari a favore della popolazione palestinese: oltre il 71% delle somme, pari complessivamente a più di 7,2 milioni di euro, sarebbe stato dirottato – direttamente o indirettamente – verso Hamas o organizzazioni a essa collegate, a partire dall’ottobre 2001 e in particolare dopo gli eventi del 7 ottobre 2023, sottraendo risorse alle reali necessità dei civili di Gaza.
Nel corso dell’udienza di venerdì scorso, Hannoun aveva respinto ogni addebito e spiegato le procedure seguite per l’acquisto e l’invio di beni destinati alla popolazione civile palestinese.
“Non siamo ovviamente soddisfatti del mancato annullamento della misura nei confronti di Hannoun ma notiamo che già in questa fase l’impianto accusatorio ha ceduto in modo importante a partire dal piano dell’utilizzabilità del materiale israeliano, visto che con questa decisione i giudici sembrano aver operato una separazione tra il finanziamento e la partecipazione all’associazione”, ha detto uno dei difensori di Hannoun, Fabio Sommovigo.