C’era una volta un canale che faceva il pieno di ascolti; prima che volti, talent e, soprattutto, un patrimonio infinito di spettatoti fedelissimi, iniziassero a migrare verso La7. TeleMeloni ha risolto così “l’anomalia TeleKabul”, liberandola dai Comunisti… È il vanto dell’ad Rai, Roberto Rossi, che sabato a Venezia alla festa de Il Foglio ha rivendicato di aver svolto il compito assegnatogli da Giorgia Meloni. E che la pentastellata Dolores Bevilacqua definisce in modo lapidario: “Hanno distrutto” Rai Tre, accusa.
“Oggi La7 è una rete che è cresciuta tantissimo negli ultimi anni con un forte e molto abile posizionamento, con un forte taglio culturale, diciamo così. Un tempo questo ruolo lo copriva Rai3, adesso Rai3 è diventata un’altra cosa e quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione, potremmo dire ideologico-culturale, si è trasferito su La7”, ha detto Rossi.
“Da Ad Rai”, ha continuato, “lo rivendico come un grande successo mio. Perché? Perché Rai 3 negli ultimi 15 anni era un’anomalia del servizio pubblico. Era quella che voi giornalisti chiamavate TeleKabul. Un canale diverso rispetto alla rete di Angelo Guglielmi, che doveva raccontare il sociale. Da grande canale del sociale si era trasformata nel grande canale dell’ideologia”, ha concluso. In un Paese normale, un Ad che si vanta di aver perso ascolti e pubblicità, sarebbe cacciata seduta stante. Ma non a TeleMeloni.
La bufera dopo le parole dell’Ad Rossi
“Invece di occuparsi di qualità e ascolti”, Rossi “ha lavorato per destrutturare ideologicamente quella che, da boomer cresciuto a Colle Oppio, continua a chiamare ‘Telekabul’. Il suo vanto è che professionisti capaci di fare ascolti se ne siano andati”, ha attaccato la 5S Bevilacqua.
“Al loro posto sono arrivati amici di FdI che intascano soldi pubblici con ascolti bassissimi – prosegue – Rossi è fiero di Antonino Monteleone, Luca Barbareschi, Silos Labini, Incoronata Boccia, Salvo Sottile e Tommaso Cerno, ospite fisso su Rai? Quanto ci costano tutti questi e quanto hanno portato in termini di ascolti?”, continua la penstastellata, che sottolinea come “nel frattempo La7 ha quasi raggiunto Rai 3”.
“In qualsiasi azienda questa dirigenza sarebbe stata mandata a casa da tempo. Invece grazie alla copertura di Meloni questi hanno distrutto una rete e vanno in giro vantandosene. Povera Rai”, conclude Bevilacqua.
Per il Pd l’Ad “è in pieno delirio”
Di un Ad in “pieno delirio”, parla invece il Pd, che sottolinea: “che la destra fosse ossessionata da Rai3 si sapeva ma arrivare a favorire i competitor con scelte sbagliate e approfittando della voluta fase di stallo in Commissione parlamentare di Vigilanza è una forma di autolesionismo aziendale inaccettabile”.
Critiche anche dal consigliere del Cda Rai, Roberto Natale, per il quale Rossi si pone “in radicale contraddizione con le linee-guida editoriali che, a inizio mandato, questo CdA ha approvato all’unanimità e che indicano tra gli obiettivi principali quello di restituire un’identità definita a Rai2 e – per quel che riguarda l’approfondimento informativo – soprattutto a Rai3”.
Batte un colpo anche il Cdr del Tg3, che ribadisce come “lo smantellamento dell’identità della Rete sia stata una scelta editoriale precisa”. “Constatiamo che questa scelta ha disorientato il pubblico storico della Rete su cui andiamo in onda, causando una evidente emorragia di ascolti a favore, in particolare, di una televisione concorrente”, aggiunge il sindacato dei giornalisti, che chiede “quale sia adesso la nuova identità di Raitre”.
Mollicone difende Rossi
A favore dell’Ad si schiera naturalmente il Presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, per il quale “le dichiarazioni dell’Ad sono assolutamente corrette e confermano una vocazione del servizio pubblico sempre più pluralista e custode dell’alternanza delle voci”.
“In particolare, trovo ampiamente condivisibile il discorso su Rai 3: oggi il terzo canale è caratterizzato, finalmente, da voci plurali e diverse che assicurano un dibattito completo e approfondito. Dispiace per i nostalgici di ‘TeleKabul’ e per tutti coloro che – in nome di una scadente retorica su presunti grandi ascolti, tutti da dimostrare – preferivano una rete appaltata ai partiti politici e ai soliti circoli intellettuali ideologicamente orientati”.
“La nostra priorità resta quella di garantire a chi paga il canone un’informazione autorevole, libera da vecchi monopoli ideologici e realmente aperta a tutte le sensibilità del Paese. Il tempo del pensiero unico è definitivamente tramontato”, conclude l’uomo che aveva dichiarato guerra a Peppa Pig…