Equalize, a ottobre il via al maxiprocesso. A Pazzali & Co. contestati centinaia di episodi. Oltre 700 le parti offese

Equalize: secondo i pm per anni la banda avrebbe effettuato accessi abusivi a banche dati riservate, intercettato ed esfiltrato chat private

Equalize, a ottobre il via al maxiprocesso. A Pazzali & Co. contestati centinaia di episodi. Oltre 700 le parti offese

Sarà l’aula bunker del carcere di Opera a ospitare, dal prossimo 13 ottobre, il primo atto del maxi processo Equalize, la presunta centrale di dossieraggi e spionaggio informatico che, secondo la procura, agli ordini dell’ex presidente della Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali, tramite una rete di hacker e agenti infedeli, per anni ha effettuato accessi abusivi a banche dati riservate, intercettato comunicazioni ed esfiltrato chat private. Tutte informazioni che finivano in dossier che la banda vendeva a caro prezzo o utilizzava per i propri scopi.

La Gip Tiziana Landoni ha fissato la prima udienza nei confronti dell’informatico Nunzio Samuele Calamucci – considerato il principale collaboratore dell’accusa dopo gli arresti dell’ottobre 2024 – e del suo socio Massimiliano Camponovo. È però solo il primo tassello di un procedimento destinato a coinvolgere decine di imputati e centinaia di parti offese.

Un maxi processo con decine di imputati e centinaia di parti offese

L’intenzione della Procura è infatti quella di riunire in un unico processo l’intera inchiesta. Oltre alla posizione di Calamucci e Camponovo, sono già state chieste le citazioni a giudizio per Pazzali e per altri 12 indagati accusati di associazione per delinquere. Nei giorni scorsi è poi arrivata una nuova richiesta di processo per altre 74 persone, tra cui esponenti del mondo dell’imprenditoria, della finanza, dell’avvocatura e delle forze dell’ordine, ritenuti a vario titolo committenti o partecipi delle attività di dossieraggio.

Soltanto nei confronti di Calamucci e Camponovo vengono contestati 201 capi d’imputazione e risultano 617 persone fisiche e 44 soggetti tra aziende ed enti che, secondo l’accusa, sarebbero stati spiati o danneggiati. In totale, dunque, oltre 700 possibili parti civili.

Tra i nomi figurano personaggi noti come l’ex Ad di Ferrovie, Stefano Donnarumma, Paolo Scaroni, Fabrizio Corona, Christian “Bobo” Vieri e Selvaggia Lucarelli. Ma nell’elenco delle presunte vittime compaiono anche la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Giustizia e quello dell’Interno, oltre a grandi gruppi come Unicredit e Banco Bpm.