Una campagna elettorale giocata sulla pelle dei minorenni. È la scelta del governo Meloni, che, smanioso di rincorrere le istanze sicuritarie di Vannacci, non ha esitato giovedì a varare la norma sulla punibilità dei ragazzi dai 14 ai 18 anni.
Demiurgo della svolta che ribalta quasi un secolo di elaborazione giuridica, il vicepremier Matteo Salvini, che ieri lo ha rivendicato. E ha spiegato il solidissimo principio sociale e giurisprudenziale che lo ha guidato: “Avere 16 anni o 17 anni oggi è diverso da quando li avevo io negli anni Novanta e, quindi, onori e oneri. Se commetti un reato non ti puoi nascondere dietro la minore età, mettiamola così”, ha detto.
“Ribaltiamo la situazione”
“Un reato commesso da un minorenne, quindi dai 14 ai 18 anni, oggi non è automaticamente sanzionato, perché in automatico si presume che uno che ha meno di 18 anni non sia perfettamente consapevole di quello che combina”, ha spiegato poi il ministro, “Con questa norma si ribalta la situazione: si dà per scontato che a 14, 15, 16 e 17 anni tu sia consapevole di quello che fai e delle conseguenze, a meno che non venga dimostrato che non sei in grado di intendere e di volere. Quindi si ribalta il principio”.
“Fino a oggi, se uno commette un reato e ha 15 anni, si dice: ‘Poverello, però è piccolino’”, ha continuato Salvini, “con questa norma, a meno che non si dimostri che c’erano condizioni di particolare difficoltà, si è imputabili a 16 anni come si è imputabili a 20 anni”. E ha concluso con un: “dico che è giusto. Lo dico anche da genitore”.
Ecco cosa cambia: s’inverte l’onere della prova
Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, invece, “è il tassello finale di tutta una serie di provvedimenti a partire dal decreto Caivano che sono stati adottati in questi anni a seguito dell’aumento della delinquenza minorile”. Quindi il Guardasigilli ha spiegato cosa cambia in concreto (e non è poco): “La norma intende facilitare le indagini, perché partendo dal presupposto che una persona che commette un reato a 16 anni sia presumibilmente cosciente di quello che sta facendo, spetta al diretto interessato dare la prova contraria della sua capacità di intendere e di volere. Oggi si presume che quella persona non sia del tutto capace e che l’imputabilità debba essere accertata volta per volta, d’ora in avanti invece sarà il contrario”.
Insorgono le opposizioni
Insomma, una (brutta) rivoluzione. Naturale quindi la sollevazione delle opposizioni (e della Magistratura, e dell’avvocatura, e dei garanti dei detenuti, e delle associazioni ecc…)
“Questo provvedimento non risolverà alcun problema”, attacca il dem Walter Verini, “ Con l’aggravante di trattare ragazzini che compiono reati come adulti criminali. Si stracciano principi e prassi di civiltà giuridica, di giustizia minorile, di istituti minorili che il Governo del resto ha già condannato al collasso e al sovraffollamento. I reati dei ragazzini (che magari provengono da zone, contesti di degrado, dispersione scolastica, povertà educative e vuoto familiare) vanno perseguiti, ma non con provvedimenti così inutili e spregiudicati”.
Di un “approccio securitatio fallimentare” ha parlato invece l’europarlamentare Avs, Benedetta Scuderi, mentre la Pd Sandra Zampa si chiede “cosa fa la premier Meloni, ‘madre’, e il suo governo? Non le è bastato il decreto Caivano che ha riempito le carceri minorili fino al punto di impedire o rendere difficilissime le attività riabilitative?”.
Carceri piene ma allarme sociale sempre più alto
“Questa legislatura passerà alla storia come quella record per l’introduzione di reati e per gli inasprimenti delle pene, eppure l’insicurezza in Italia è dilagante”, commentano invece i rappresentanti M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, “Quello che il governo non capisce è che i reati devono anche essere anticipati con il presidio del territorio, che manca del tutto perché le forze dell’ordine sono in clamoroso sotto-organico; che il bullismo e la criminalità minorile, problema innegabile e anche allarmante e in rapida crescita, debbano essere affrontati innanzitutto con il lavoro sul disagio sociale e psicologico, con l’educazione”.
E ricordano come dopo il decreto Caivano, ci sia stato un boom di minorenni in carcere, eppure l’allarme sociale è in crescita, non in calo. Lo dice lo stesso governo…