I 5S sfidano la Casellati sui vitalizi. Commissione giudicante da azzerare. Al Senato la sentenza sui 700 ricorsi degli ex è già scritta. Di Nicola va all’attacco: evidente conflitto di interessi

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Sembra passato un secolo da quando l’Italia esultava per il taglio dei Vitalizi. Uno dei punti fondanti del Movimento che, dopo una serie sterminata di battaglie in Aula, diventava realtà e che ora, grazie ai soliti giochi di palazzo, rischia di naufragare ignobilmente. Già perché come anticipato dal Fatto Quotidiano, la camera di consiglio prevista per il 20 febbraio al Senato non sarà altro che una farsa in cui non si dovrà discutere sull’opportunità o meno di ripristinare l’odiato privilegio perché la decisione sarebbe stata già presa da tempo e a spuntarla saranno i senatori. Ma è davvero tutto deciso? Nient’affatto perché sulla questione, il Movimento non intende arretrare di un centimetro e ora preannuncia battaglia. “Le notizie riportate oggi dal Fatto Quotidiano sui vitalizi al Senato sono la testimonianza di quanto ormai da mesi abbiamo denunciato. Nella Commissione Contenziosa, che deve esaminare più di 700 ricorsi degli ex senatori che chiedono di riavere i loro vitalizi, sembra esserci la volontà di accogliere questi ricorsi e ripristinare il più odioso tra i privilegi che la vecchia politica si è autoattribuita”, si legge sul Blog delle Stelle.

BATTAGLIA APERTA. Del resto che la situazione fosse complessa e che andasse tenuta sott’occhio, era chiaro da tempo. Prima di tutti era stata La Notizia, con l’articolo del 29 ottobre scorso, ad affrontare il tema della composizione della Commissione nominata dal presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati. Al suo vertice, infatti, c’è il forzista Giuseppe Caliendo, ex pm ed ex membro del Csm nonché fondatore della corrente Unicost e amico di Luca Palamara. Assieme a lui l’ex procuratore capo di Terni Cesare Martellino, anch’esso di Unicost e amico di Cesare Previti; l’avvocato Alessandro Mattoni; il senatore legista Simone Pillon; e Alessandra Riccardi di M5S. Nomi per i quali in molti hanno storto la bocca per un presunto conflitto d’interesse.

LA CONTROMOSSA. A rilevarlo è stato il Movimento che, di fatto, si è sentito tradito in questa battaglia. Così ieri, con una dura nota, i grillini hanno fatto la loro mossa spiegando che la Commissione deve essere azzerata e ricostruita da capo. Al suo interno, si legge nella nota: “Devono essere nominati senatori eletti a partire dal 2013, perché loro, a differenza dei predecessori, non hanno diritto al vitalizio ma ad un trattamento contributivo”. Una mossa semplice che spazzerebbe via ogni dubbio come spiegato dal senatore di M5S, Primo Di Nicola, che ha rincarato la dose spiegando: “A decidere di salvare il più odioso dei privilegi che la vecchia classe politica si è data, è infatti un organo in conflitto d’interessi. A cominciare dal presidente della Commissione contenziosa che da questo ribaltamento si avvantaggerebbe personalmente. Chiediamo alla presidente del Senato di stoppare questa pronuncia che vanifica una riforma cara ai cittadini italiani. Bisogna sciogliere l’organo e formarne uno nuovo con componenti senatori in grado di valutare e decidere in serenità e senza che ci siano di mezzo interessi personali”.