I jihadisti tornano a minacciare Roma. Sul Colosseo spunta la bandiera dell’Isis: l’immagine in un murales a Mosul

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

L’Isis torna a minacciare Roma. Nella città irachena di Mosul è comparso un murales con una bandiera del Califfato che sventola sul Colosseo e un miliziano jihadista, con un fucile mitragliatore in spalla, che guarda la scena separato solo da un tratto di mare. L’opera che invia un messaggio inequivocabile, ovvero che solo il Mediterraneo separa gli uomini dell’Isis da Roma, è già stata postata da molti account di miliziani.

I PRECEDENTI
Questa è solo l’ennesima minaccia che gli uomini del Califfato inviano all’indirizzo della Capitale. Solo poche settimane fa, infatti, sempre attraverso i social network, presunti miliazini avevano diffuso foto reali di scorsi di Roma con bigliettini inquietanti con le scritte “stiamo arrivando”, “siamo ovunque”, “aspettiamo l’ora X per colpire”. A febbraio, invece, alcuni jihadisti libici avevano pubblicato su Twitter l’immagine di un combattente che, arma in spalla, marciava verso un Colosseo situato appena al di là del mare.

SUL FRONTE
Intanto prosegue la schermaglia tra sciiti e jihadisti per il controllo dell’Iraq. Se i tagliagole dell’Isis attaccheranno le città sante sciite, “copriremo la terra dell’Iraq dei loro vili cadaveri”, ha detto il leader radicale sciita Moqtada Sadr, dopo un video diffuso due giorni fa dall’Isis in cui venivano riproposte vecchie minacce del Califfo Abu Bakr al Baghdadi di marciare “su Baghdad e Karbala”. Inoltre, sempre in Iraq, i miliziani dell’Isis, dopo aver conquistato Ramadi, stanno avanzando su Habbaniya, dove si prepara la contro-offensiva degli sciiti per riconquistare la città, ma stanno incontrando più difficoltà del previsto. L’obiettivo è aprire la strada che porta verso Baghdad. Come già è successo a Tikrit, il rischio maggiore è che affidare alle forze di Mobilitazione popolare (al-Hashd al-Shaabi) la riconquista porti all’esacerbarsi di tensioni con la maggioranza sunnita locale, ma sono state le tribù locali ad avanzare la richiesta nei giorni scorsi, pur di scongiurare la minaccia che Ramadi diventi un’altra roccaforte dell’Isis. Ora 4.000 sunniti pronti a difendere l’area occidentale dell’Anbar, mentre 3.000 sciiti si ammassano a est. La prospettiva di una cooperazione tra le diverse forze sembra dunque la più probabile. Se la situazione a Ramadi è ormai compromessa, le forze governative e le tribù sunnite sono riuscite per ora a respingere, invece, un attacco alla città di Khaldiya, a una ventina di chilometri dal capoluogo provinciale.