I militari Usa lasciano l’Iraq mentre cresce la tensione con l’Iran: nuovo caos in Medio Oriente

Gli Usa hanno completato il ritiro dall'Iraq. Nel frattempo cresce la tensione con l'Iran: per Axios la guerra riprenderà dopo le midterm

I militari Usa lasciano l’Iraq mentre cresce la tensione con l’Iran: nuovo caos in Medio Oriente

Di giorno in giorno, a causa dello stallo permanente dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran, cresce la sensazione che la situazione possa improvvisamente precipitare, portando a un nuovo conflitto. Un dubbio più che legittimo davanti alle continue bordate mediatiche del presidente degli Usa, Donald Trump, che continua a parlare di un regime in crisi e destinato a capitolare.

A riaccendere i riflettori su ciò che sta realmente succedendo dietro le quinte è un articolo di Axios, che cita tre fonti a conoscenza dei colloqui. Secondo queste fonti, i tentativi diplomatici compiuti questa settimana dai mediatori del Qatar non hanno registrato progressi, dato che nessuna delle due parti appare disposta a cedere. Per questo il portale americano fa notare che tanto Trump quanto la Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, sembrano sempre più convinti del fatto che un nuovo conflitto militare stia diventando pressoché inevitabile.

Lo spartiacque delle midterm

In tal senso, un possibile spartiacque potrebbero essere le elezioni di midterm negli Usa, previste per il 3 novembre, a seguito delle quali il dossier iraniano potrebbe riaprirsi. Sempre secondo Axios, diversi funzionari statunitensi ritengono che il tycoon potrebbe ordinare la ripresa dei combattimenti, con una probabile operazione su larga scala, subito dopo questa tornata elettorale.

Che l’ipotesi sia considerata concreta lo si comprende anche dalla posizione della controparte iraniana, che da tempo spinge per arrivare a un accordo prima di quella data. Quel che è certo è che queste indiscrezioni stanno alimentando l’apprensione nei Paesi del Golfo Persico, mentre i funzionari del Qatar, pur manifestando crescente scetticismo e frustrazione, hanno assicurato ad Axios che continueranno a impegnarsi per evitare il ritorno alle ostilità, che rischierebbe di provocare un nuovo shock energetico globale. Il problema, spiegano fonti che hanno chiesto l’anonimato, è che “la situazione è in stallo. Gli iraniani chiedono condizioni che gli Stati Uniti non possono accettare e questi ultimi ritengono di essere in una posizione di forza, quindi non vedono la necessità di scendere a compromessi”.

Come emerge dai negoziati, i nodi principali restano il nucleare e lo Stretto di Hormuz. Sul primo punto, Washington è intransigente nel chiedere concessioni sul programma nucleare iraniano, mentre Teheran vuole mantenere la possibilità di sviluppare attività nucleari a scopo civile. L’Iran, dal canto suo, chiede lo sblocco degli asset iraniani, l’allentamento delle sanzioni e la riapertura dello Stretto di Hormuz, condizioni che considera essenziali per arrivare a un accordo. Così, al momento, e stando a quanto fatto sapere da Teheran, una delle poche speranze rimaste è riposta nella risposta ufficiale degli Stati Uniti all’ultima proposta iraniana che gli ayatollah hanno confermato di aver ricevuto, senza, però, renderne noto il contenuto.

Gli Usa completano il ritiro dall’Iraq

In questo scenario di alta tensione, a creare ulteriori preoccupazioni è il completamento, avvenuto ieri, del ritiro delle forze militari degli Stati Uniti dall’Iraq, che mette fine a oltre due decenni di presenza americana nel Paese. Il ritiro conclude anche la missione della coalizione internazionale contro l’Isis, iniziata nel 2014. Non si tratta quindi di una mossa improvvisa di Trump, ma dell’attuazione di un processo concordato nel 2024 dall’amministrazione di Joe Biden con il governo iracheno e portato a compimento dall’attuale amministrazione Usa. Il problema è che l’uscita delle forze americane avviene mentre il Medio Oriente è attraversato da una nuova fase di forte tensione. Inoltre, sebbene l’Isis non controlli più territori come avveniva negli anni della sua massima espansione, cellule e combattenti del gruppo continuano a rappresentare una minaccia in Iraq.

Sul territorio operano inoltre gruppi armati legati all’Iran. Così il ritiro dei militari americani rischia di modificare ulteriormente gli equilibri di sicurezza iracheni. Reuters segnala in particolare il timore che le milizie filo-iraniane possano aumentare la propria influenza e che l’assenza delle forze Usa possa creare nuove difficoltà nella lotta alle cellule dello Stato islamico. È questo uno degli elementi che rendono particolarmente delicata la situazione: mentre Washington e Teheran continuano a cercare, attraverso mediatori come il Qatar, una possibile via d’uscita dalla crisi, gli Stati Uniti stanno contemporaneamente completando il loro ritiro dall’Iraq. Un intreccio di eventi che potrebbe avere conseguenze sugli equilibri dell’intero Medio Oriente.

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