I repubblicani devono arrendersi, anche Cruz si ritira: Trump ha vinto le primarie. Ma ora deve convincere i vertici del suo partito

dalla Redazione
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I repubblicani hanno provato in tutti i modi a ostacolare Donald Trump. Ma dopo il risultato delle primarie in Indiana, che ha visto trionfare il miliardario con un vantaggio di quasi venti punti percentuali, devono prendere atto della sua vittoria. Perché anche Ted Cruz, l’ultimo avversario rimasto in campo, ha annunciato il ritiro dalla competizione. “Abbiamo dato tutto, ma non è bastato. Gli elettori hanno scelto un’altra strada. Senza un sentiero per la vittoria è inutile continuare, e stasera devo ammettere che questo sentiero è stato chiuso”, ha ammesso il senatore del Texas. Una mossa che spalanca la strada alla candidatura di Trump alla Casa Bianca. Certo, manca la matematica certezza dei 1.237 delegati da portare alla convention finale. Ma ormai non ci sono più ostacoli per il raggiungimento formale del successo, nonostante John Kasich stia resistendo. E anzi ha già preparato una nuova strategia per provare a fare lo sgambetto all’avversario. Ma i suoi risultati alle primarie sono stati troppo deludenti per poter incarnare una reale alternativa.

Incognita sul futuro
Ma cosa farà ora il Grand Old Party? In tanti preferiscono la democratica Hillary Clinton al candidato uscito vincitore dalle primarie 2016. Dunque Trump è chiamato a compiere un miracolo: dopo aver conquistato gli elettori repubblicani, dovrà saper ottenere l’appoggio dei vertici del partito. La prima affermazione in tal senso è stato il riconoscimento a Ted Cruz sul fatto di essere “un concorrente duro”. Ma le parole sono apparse stonate, visto che appena qualche ora prima l’imprenditore sosteneva che il padre di Cruz avesse preso parte come cospiratore all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

Katie Packer, leader del movimento anti-Trump, ha ribadito l’impegno contro la candidatura del miliardario: “Continuiamo a dare voce alla convinzione di tanti repubblicani che Trump non è un conservatore, non rappresenta i valori del partito repubblicano, non può battere Hillary Clinton, ed è semplicemente inadatto a essere presidente degli Stati Uniti”, ha affermato.

Infine sul fronte dei democratici in Indiana Bernie Sanders porta a casa un’altra vittoria, che non potrà incidere sull’esito finale delle primarie. Ma la sconfitta di Hillary Clinton suona come l’ennesimo campanello dall’allarme sulla difficoltà di dialogo con un certo tipo di elettorato. Che preferisce le posizioni radicali del suo avversario, intenzionato a gareggiare fino all’ultimo momento per contare  delegati conquistati.