Il calo del petrolio non basta: l’economia italiana in stallo

Non basta la tregua in Iran e il calo del petrolio, nel secondo trimestre l'economia italiana è in stallo: l'analisi di Confindustria.

Il calo del petrolio non basta: l’economia italiana in stallo

L’economia italiana è in stallo. Il secondo trimestre del 2026, secondo l’analisi del Centro studi di Confindustria, mostra una situazione stagnante e pochi segnali incoraggianti. Non basta, infatti, l’accordo per la fine della guerra in Iran, un’intesa avvolta “da molte incertezze” secondo Confindustria, a partire dai transiti limitati per lo Stretto di Hormuz. E non basta nemmeno il calo del prezzo del petrolio, tornato ai livelli pre-guerra, perché l’inflazione resta alta (salita al +3,2% a maggio), la Bce ha alzato i tassi di interesse e c’è poi un’altra novità, in parte sorprendente, che preoccupa: il turismo dall’estero è in brusca frenata. Con la guerra del Golfo il boom si è esaurito e la spesa degli stranieri per i viaggi in Italia è scesa del 3,2% tendenziale ad aprile.

Le aspettative per il terzo trimestre sono comunque migliori, anche perché l’industria ha tenuto e gli investimenti vengono sostenuti dal Pnrr. Ma, al di là dei fondi europei, le condizioni per investire sono peggiorate e per questo sono anche ridotte le attese di crescita. Inoltre l’aumento dei tassi sul credito frenerà il flusso dei finanziamenti. Resta poi il problema dei salari che salgono poco per fronteggiare l’aumento dei prezzi: così le vendite al dettaglio sono diminuite persino in volume e la flessione degli acquisti di auto a maggio può anticipare, secondo Confindustria, un calo dei consumi nel secondo trimestre. Un’altra nota negativa è quella dell’export, con la battuta d’arresto di aprile (-2,8%)

L’analisi del Centro studi di Confindustria: il focus sul petrolio

Un focus viene dedicato dal Centro studi degli industriali al petrolio: l’avvertenza è che il rischio di scarsità non è del tutto alle spalle e l’estate potrebbe essere critica, con il timore – in caso di traffico limitato a Hormuz – di dover ricorrere a misure restrittive per ridurre i consumi in Europa. Tra marzo e maggio si segnala un crollo verticale dell’estrazione mondiale, dal 107,3 a 93,7 mbg. Un calo legato ai blocchi, causati dalla guerra israelo-americana in Iran, nello Stretto di Hormuz, a cui si aggiungono anche i danni ad alcuni impianti e i limiti nella capacità di stoccaggio in alcuni Paesi. Anche con la riapertura di Hormuz, nel breve-medio periodo, l’aspettativa è di un andamento della produzione al di sotto della domanda a livello mondiale.

Il Sud cresce più del Nord

Facendo poi un salto indietro al 2025, è l’Istat a fotografare l’Italia dello scorso anno: il Pil e l’occupazione sono cresciuti più al Sud che al Centro e al Nord. Partiamo dalla crescita, che fa segnare un +0,5% al Nord-Ovest, al Nord-Est e al Centro, mentre nel Mezzogiorno l’incremento è dello 0,6%. Stessa tendenza per l’occupazione: cresce dell’1,1% di media, ma dell’1,5% nel Mezzogiorno.