Il caos a Roma toglie il respiro a Gentiloni. Renzi vuole affrontare i 5 Stelle dopo il caso Raggi: punta alle elezioni in primavera

di Irene Giannelli
Politica

Un assist pennellato sul piede di Matteo Renzi, che adesso vuole fare la cosa più semplice: spingere in rete il pallone. La metafora calcistica sintetizza alla perfezione cosa ha combinato il Movimento 5 Stelle con l’esplosione del caso-Roma: ha ridato fiato all’ex presidente del Consiglio, ancora in fase di shock dopo la batosta subita il 4 dicembre con la straripante vittoria dei No al referendum. E ora l’obiettivo è quello di cavalcare l’onda del caos pentastellato al Campidoglio per andare alle elezioni anticipate già in primavera. Una strategia che toglie ossigeno al Governo Gentiloni, appena insediatosi.

La campagna elettorale sarà impostata su contenuti chiari del tipo “oltre il Pd renziano non c’è null’altro, basta vedere Roma”. La mossa, peraltro, sarebbe utile a evitare una riorganizzazione del campo di Centrodestra, che l’ex premier continua a temere. La linea è stata già predisposta per l’assemblea del partito convocata oggi a Roma: l’idea – in un primo momento – era quella di un confronto interno più serrato per completare la resa dei conti con la minoranza. Il segretario dem, dopo le dimissioni, sembrava volesse organizzare un congresso anticipato per sbaragliare gli avversari, a cominciare da quel Roberto Speranza, emanazione dei bersaniani, che ha annunciato la volontà di correre per la segreteria.

Ma Renzi, insieme ai suoi fedelissimi, ora preferisce pensare al bersaglio grosso: tornare a Palazzo Chigi, questa volta con la benedizione di un voto popolare. Certo, il rapporto con la sinistra del Pd resta un problema: senza un congresso bisognerà in qualche modo fare una trattativa per la presentazione delle liste con gli avversari interni che – tra le altre cose – hanno iniziato a martellare sul Jobs Act, chiedendo una profonda correzione come l’intervento sui voucher. Il Rottamatore, comunque, non è uno che si arrovella la testa su questi aspetti: demanderà il compito al vice Lorenzo Guerini, in tandem con il presidente del partito Matteo Orfini, per dare un contentino alla minoranza. Poi, nell’autunno 2017, porterà a compimento lo scontro interno. Agendo, almeno nei suoi sogni, da presidente del Consiglio.