Il Cda sulle nomine è una farsa. La Rai di Salini rimedia un altro flop. L’Ad ha pieni poteri, ma subisce i veti della politica. Intanto cadono gli ascolti e la pubblicità è in picchiata

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Ne avrebbe di materiale il Divino Poeta, aggirandosi di questi tempi per i corridoi di viale Mazzini. Soprattutto se si facesse un giro al settimo piano. Imbattendosi nell’Ad Fabrizio Salini Dante non avrebbe dubbi: lo collocherebbe nell’Antinferno, sulla riva dell’Acheronte, dove sono puniti gli ignavi. Questi peccatori sono coloro che durante la loro vita non hanno mai agito né nel bene né nel male, senza mai osare avere un’idea propria, ma limitandosi ad adeguarsi sempre a quella del più forte o potente. Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo: li reputa indegni di meritare sia le gioie del Paradiso, sia le pene dell’Inferno.

Mettiamo in fila alcuni dati della Rai a gestione Salini: in media Rai Uno perde il 4,5% dei propri ascolti e Rai Due il 6,1%. In prima serata Rai Uno va ancora peggio e perde il 5,2% , Rai Due il 4,5%. Quest’ultima peraltro diretta ad interim dallo stesso Salini e pertanto senza un’identità, senza riferimenti, senza una guida e non entriamo nel merito, per carità di patria, della qualità di programmi e conduttori. E del fatto che il Tg1, come mai era successo nella storia, è arrivato a farsi superare dal Tg5 realizzando a volte anche meno del 20% di share. Pubblicità in calo, azienda ferma. Un vero e proprio fallimento.

Ecco, di fronte a questa catastrofe l’Ad non solo non ha proceduto ieri, in un cda farsa a cui la consigliera indicata dal Pd, Rita Borioni, si è rifiutata di partecipare, a mettere un argine a questo disastro procedendo con le necessarie nomine, ma si è schermito dando la colpa “alla politica” e ai veti incrociati dai partiti, come se lui non avesse i pieni poteri per decidere in autonomia. Tutte le nomine relative al nuovo piano industriale, in particolare le nove superdirezioni di genere, ma anche le direzioni di rete, sono di sua esclusiva competenza. E in due mesi non è riuscito a farne neanche una. Il voto del cda è infatti vincolante, se è espresso con la maggioranza dei due terzi, solo sulla designazione dei direttori dei Tg.

Non c’è più tempo per rimpalli di responsabilità e per fare la vittima, qui servono uomini non caporali. E se Salini spera di prendere tempo per rinviare tutto a gennaio, subito dopo le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria, per saltare sul carro di quello che presume sarà il vincitore – Matteo Salvini- ha fatto male i calcoli: in primis mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso e in seconda battuta, semmai il leader del Carroccio dovesse tornare al governo, farebbe in Rai un repulisti senza precedenti e proprio il pavido Salini sarebbe il primo a saltare, checché lo possano rassicurare Marcello Foa o Igor De Biasio, presidente e membro del board dell’azienda, entrambi in quota Lega, che stanno facendo di tutto per rinviare a dopo il 26 gennaio il cda che dovrebbe procedere alle nomine. Giusto per completezza dell’informazione: il contrappasso che Dante Alighieri riserva agli ignavi è quello di essere costretti a girare nudi per l’eternità inseguendo una insegna – che corre velocissima e gira su se stessa – punti e feriti da vespe e mosconi. E il loro sangue, mescolato alle loro lacrime, viene succhiato da fastidiosi vermi.

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