Ieri il governo ha chiesto al Parlamento di votare l’ennesima fiducia sul decreto Lavoro. Un provvedimento che avrebbe meritato altri tempi di discussione, forse. Riccardo Tucci, deputato del M5S, che ne pensa?
“È così. Questo governo ha stabilito il record storico di fiducie riducendo le Camere a passacarte. Per giunta, si è arrivati in Aula dopo lavori di commissione a dir poco caotici, con pareri che non arrivavano e spaccature evidenti dentro la maggioranza. Un esempio su tutti: gli aumenti retroattivi a partire dalla scadenza dei contratti, su cui alla fine ha prevalso la linea filo imprenditori di FdI-FI. Con Pd e Avs, lunedì abbiamo abbandonato i lavori: c’è un limite a tutto”.
È stato riformulato l’emendamento sul Trattamento economico complessivo allargandolo a dismisura. Una riformulazione che voi del M5S avete criticato anche perché non pare metta fuorigioco i contratti “pirata”. Ci spiega meglio?
“Quell’emendamento è un vero scandalo: si stabilisce che del Tec facciano parte pure le prestazioni di welfare o altre indennità che abbiano un valore economico. Più in generale, è l’impianto del decreto che fa acqua da tutte le parti. I contratti ‘pirata’ non vengono messi al bando come prometteva Meloni: è sufficiente che il loro Trattamento economico complessivo sia pari a quello dei Ccnl ‘leader’ e il gioco è fatto. Si istituzionalizza per legge il dumping salariale”.
I dati diffusi dall’Upb certificano una realtà che smonta la propaganda meloniana: i salari reali in Italia restano inferiori di oltre l’8% rispetto ai valori medi del 2020. Loro rispondono con il salario giusto e affossano il salario minimo.
“Il ‘salario giusto’ è una truffa semantica. Questo decreto non mette un euro in più nelle tasche dei lavoratori e altresì taglia con l’accetta le risorse precedentemente stanziate per la proroga degli incentivi previsti dal testo. Quanto al salario minimo, l’esperienza dei Paesi che già ce l’hanno dimostra che ha ridotto gli effetti del carovita, in particolare per i lavoratori a stipendio più basso. I dati dell’Upb certificano che gli italiani stanno pagando cara l’ottusità ideologica di Meloni”.
Giorgia Meloni continua a dire no alla patrimoniale, che non mi pare peraltro sia proposta condivisa dalle sinistre. Perché secondo lei? È il solito fumo negli occhi per non parlare d’altro?
“Meloni pensi al fatto di aver inflitto all’Italia il record di pressione fiscale degli ultimi vent’anni, al 43,1% del Pil. Un livello secondo solo a quello del governo Monti. Quanto alla patrimoniale, fatta da un singolo Paese rischia di avere poco senso mentre avrebbe molta più efficacia a livello europeo. Intanto un esecutivo serio, con a cuore un minimo di sacrosanta redistribuzione, tasserebbe davvero gli extraprofitti bancari ed energetici. Non per finta come ha fatto la premier”.