Il flop dell’obbligo vaccinale agli over 50. La revoca della misura decisa dall’Esecutivo ne certifica il fallimento

obbligo vaccinale
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Se non è una resa, poco ci manca. Sul discusso obbligo vaccinale imposto agli over 50, il governo alza bandiera bianca. Dal primo aprile anche gli 1,2 milioni di italiani che hanno superato la cinquantina – ma che hanno resistito all’imposizione della dose obbligatoria – potranno tornare al lavoro. Basterà il Green Pass base fino al 30 aprile. Poi scatterà il liberi tutti.

Sul discusso obbligo vaccinale imposto agli over 50, il governo alza bandiera bianca

Insomma, l’ammissione di un flop da parte dell’Esecutivo. Non solo perché la retromarcia azionata dal decreto varato ieri a Palazzo Chigi è la presa d’atto, numeri alla mano, del fallimento dell’obbligo vaccinale. Ma anche perché arriva proprio mentre i contagi tornano ad aumentare nonostante le restrizioni – tra le più dure al mondo – siano ancora in vigore.

Di sicuro c’è che, mentre ieri il premier Mario Draghi e il ministro della Salute Roberto Speranza divulgavano a voci unificate la road map che di qui alla metà di giugno dovrebbe – ma il condizionale è d’obbligo – portare al liberi tutti estivo, il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe.

Con un effetto paradosso evidente: il governo che più di altri nel resto d’Europa ha predicato pruidenza, graduando le restrizioni all’andamento della pandemia, ha annunciato la riapertura proprio quando la curva del Covid è tornata a salire con una rapidità preoccupante. “Si conferma l’aumentata circolazione del virus nel nostro paese da circa due settimane”, ha spiegato Nino Cartabellotta. In particolare, nella settimana 9-15 marzo, si è registrato un incremento del 36% dei contagi.

E non è tutto. “L’aumento riguarda in particolare 17 province che fanno registrare più di mille casi per 100mila abitanti ma, di fatto, più della metà delle province riportano oltre 500 casi per 100mila abitanti che è la soglia identificata per definire l’elevata circolazione virale”, ha aggiunto il presidente della Fondazione Gimbe. Dato di per sé non allarmante, tenuto conto che come ammette lo stesso Cartabellotta, la situazione nelle terapie intensive resta stabile.

Anche se “gli ingressi non calano più. Questa è la conseguenza del fatto che i casi aumentano in maniera importante, i riscontri si vedono gradualmente negli ospedali”. Con l’esclusione dei bambini fino a 5 anni per i quali non c’è il vaccino – ha insistito la Gimbe – sono 4,6 milioni le persone vaccinabili con la prima dose, ovviamente esclusi i guariti, e circa 2,9 milioni quelle che non hanno fatto il booster. Inoltre, il tasso medio di ospedalizzazione sul totale dei positivi è di poco inferiore all’1%.

“Questo vuol dire che con un milione di persone positive, e al momento ne abbiamo poco più di un milione, circa 10mila sono ospedalizzati”. Secondo il presidente della Fondazione Gimbe “se questi casi aumenteranno a 2 milioni, nel giro di qualche settimana gli ospedalizzati saranno 20mila. Questo è il motivo per cui la circolazione virale va ridotta anche con l’utilizzo delle mascherine e con la gradualità nell’allentamento delle misure”.

Cartabellotta si è poi soffermato sui paesi che “nelle scorse settimane sono stati più temerari nell’allentamento delle misure” e che ora ne stanno pagando il prezzo “registrando l’incremento non solo dei casi ma anche delle ospedalizzazioni”. Ultima raccomandazione: “Non è il momento di abbandonare le mascherine al chiuso”. L’unica restrizione che, finora, il governo sembra intenzionato a mantenere.