Il giallo degli orari e dei movimenti prima dell’omicidio. Ci sono ancora troppi punti oscuri nel dramma del carabiniere ucciso a Roma

di Franco Pigna
Cronaca

Prima il furto, poi il cavallo di ritorno in cui è rimasto ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega e infine la confessione. Se fosse un film di hollywood, avremmo già visto il finale e il caso sarebbe ormai storia. Ma nell’omicidio del militare di Somma Vesuviana, accoltellato per ben 11 volte dal diciannovenne Christian Natale Hjorth, nonostante siano passati già cinque giorni qualcosa continua a non tornare. L’ultimo interrogativo ce lo regala la lettura dell’ordinanza di quattordici pagine del gip di Roma, Chiara Gallo, secondo cui Andrea Varriale, il collega di Rega, aveva incontrato l’uomo derubato a Trastevere, un presunto intermediario dei pusher, addirittura prima che quest’ultimo ricevesse la richiesta di riscatto dai due ragazzini americani.

Dall’annotazione del carabiniere Varriale, precisa il giudice, emerge che “poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti” che, in quel momento, erano impegnati nella ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga a gambe levate subito dopo aver consegnato loro “un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina”. Proprio in questa circostanza, prosegue l’ordinanza, era stato identificato l’uomo che raccontava di aver subito un borseggiamento poco prima e per il quale gli veniva consigliato di sporgere denuncia.

Fatto ciò, i carabinieri tornavano a lavoro senza avere la minima idea che qualcosa di irreparabile di lì a poco sarebbe successo. Dopo qualche minuto, il derubato chiamava il suo numero di cellulare sperando che il ladro rispondesse e, con non poca sorpresa, dall’altra parte rispondeva uno dei due ragazzi americani che gli presentava il conto: 80-100 euro per riavere indietro il maltolto. Immediatamente il presunto intermediario dei pusher chiamava gli agenti e denunciava il tentativo di estorsione che metteva in moto la catena di eventi, conclusasi con l’omicidio di Rega.

FURIA OMICIDA. A far letteralmente rabbrividire è però un ulteriore dettaglio che riguarda la furia omicida da parte dei due giovani. Stando all’ordinanza, infatti, Rega e Varriale, conformemente alle regole d’ingaggio, avevano “avvicinato i due ragazzi qualificandosi come carabinieri e mostrando loro i tesserini”. Ciò non sarebbe un dettaglio secondario perché farebbe naufragare del tutto ogni ipotesi difensiva basata sulla legittima difesa. Tra l’altro la circostanza è stata confermata anche da uno dei due americani che, pur ammettendo di aver sentito la parola “carabinieri”, ha detto di non averci creduto.

Ma c’è di più perché a rendere poco credibile questo tipo di linea difensiva, secondo il gip di Roma, c’è soprattutto il fatto che i ragazzi sferravano addirittura undici coltellate all’indirizzo di un uomo disarmato. Una violenza insensata per la quale il gip non poteva che convalidare l’arresto anche perché, prosegue l’atto, i due “ove non sottoposti ad una misura inframuraria” essendo “stabilmente residenti all’estero” e non avendo alcun legame con l’Italia, potrebbero facilmente darsi alla fuga o addirittura reiterare reati analoghi a quelli per i quali sono già indagati.

L’ARMA DEL DELITTO. Proprio il coltello è un tema approfondito nell’ordinanza. Questo, infatti, non era stato individuato nel corso del primo accesso alla camera 109 del Meridien Visconti, nel quartiere Prati, dove alloggiavano i due studenti americani in viaggio a Roma. Nel secondo accesso, però, veniva rinvenuto “occultato all’interno del controsoffitto della stanza, un coltello” intriso di sangue, nonché “indumenti indossati dai due ragazzi nelle diverse fasi delittuose”. Un coltello “a lama fissa lunga 18 centimetri tipo Trenknife modello Kabar Camillus con lama brunita” di quelli in dotazione ai marines “con impugnatura in anelli in cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito”.