Il giudice spagnolo assolve Rossi. Non tutti gli iberici contro Valentino: nessun calcio. Ma la sanzione resta. A Valencia sarà una corrida

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di MARCO CASTORO

Adesso basta con la solidarietà. Grazie a tutti. Ma c’è un Mondiale, vissuto sempre in testa, da vincere. Valentino Rossi volta pagina e si concentra sulla missione Valencia. Sul Gran Premio più importante della sua carriera, perché il decimo titolo alla sua età vale più del primo. E poi vuoi mettere la soddisfazione di battere a casa loro i nemici spagnoli e di far diventare viola di rabbia tutti i tifosi pronti alla corrida pur di infilzare il campione pesarese.

PER VINCERE
Rossi vince il titolo iridato della MotoGp se finisce davanti a Lorenzo. Ma partendo dall’ultima fila è un’impresa quasi impossibile. Il vantaggio in classifica è di sette punti. Se Lorenzo vince, Rossi deve arrivare secondo a tutti i costi. Perché chi vince prende 25 punti e il secondo 20. Se a finire secondo è Lorenzo a Valentino non restano che due piazzamenti: la vittoria o il terzo posto (al quale vanno 16 punti). Con Lorenzo al terzo posto occorre a Rossi almeno il 6° piazzamento. Il Mondiale si può vincere anche con il 9° posto, se Lorenzo non fa meglio del 4°. Poi se lo spagnolo rompe la moto o gfinisce fuori strada Valentino è campione.

IL GIUDICE SPAGNOLO
Ma se Valentino avesse commesso una scorrettezza sarebbe stato opportuno squalificarlo subito e non farlo arrivare terzo. In quel caso però il Mondiale sarebbe finito e l’ultima prova sarebbe stata inutile, anziché un evento da non perdere come è diventato adesso. Con Rossi costretto alla storica remontada. Dei giudici che hanno deciso la sanzione a Rossi ce n’è uno, tra l’altro è quello spagnolo, che discolpa il pilota italiano. «Da tutte le immagini che abbiamo visto – dice il giudice Alonso – si capisce solo che Valentino allarga la traiettoria per cercare di spingere Marquez fuori pista. Marc allora gira la sua moto verso quella di Valentino. A quel punto Rossi fa un movimento, ma non si tratta di un calcio».
Quindi niente calcio e niente insulti. E quindi perché sanzionarlo? Certo Rossi è caduto nella trappola, con la sua esperienza doveva evitare lo scontro. La sua speranza – come confessa suo padre Graziano – era quello di essere convocato assieme a Marquez dalla federazione mondiale per un monito e un chiarimento a due. Ma nessuno ha ammonito i due piloti dopo gli screzi a parole. Comunque vada la carriera di Valentino non corre nessun pericolo. Restare un’icona per gli italiani. Lo testimoniano gli attestati di stima che ha ricevuto da tutti. A cominciare dagli Azzurri Mundial, a Vasco Rossi, Jovanotti, Fiorello e Malagò.