Il Governo prende il largo ma adesso la sfida è governare. Ottenuta la fiducia nei due rami del Parlamento inizia l’era dell’unità nazionale

Governo Draghi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Secondo giro e seconda maxi fiducia per il premier Mario Draghi, che ieri alla Camera ha incassato 535 sì e 56 no, mentre 5 sono stati gli astenuti. Come già successo mercoledì sera Palazzo Madama, a sostenere l’esecutivo è una larga maggioranza composta da M5S, Pd, Lega, FI, Iv, e LeU. Confermato il no di FdI, emergono malumori anche all’interno di Liberi e Uguali e soprattutto nel MoVimento: dopo l’espulsione dei 15 senatori che hanno votato contro la fiducia, anche dieci deputati si sono espressi negativamente, due hanno scelto l’astensione.

“La decisione che ci ha portato ad aderire al governo ha provocato un grande travaglio interno al M5S, comprensibile e per certi versi giustificato. Saranno il tempo e le scelte del governo a pacare il travaglio o estenderne gli effetti”, ha detto il capogruppo Davide Crippa che, sulla scia del suo omologo al Senato Ettore Licheri, ha sottolineato che il credito accordato all’ esecutivo non sarà incondizionato: “Noi le vogliamo dare fiducia, ma non ci saremo ad ogni costo”.

Fiducia incondizionata da Pd e Italia Viva: “I deputati del Pd voteranno sì alla fiducia, questo governo è adeguato a fronteggiare le emergenze sanitarie, sociali ed economiche. Siamo fiduciosi che il governo sarà all’altezza della sfida, primo fra tutti sarà all’altezza di vincere la sfida della pandemia”, ha detto in Aula il capogruppo dem Graziano Delrio. Toni entusiastici anche per la renziana Maria Elena Boschi, che rivendica il ruolo del suo partito: “Il coraggio di una piccola forza politica ha portato un cambiamento normale e rivoluzionario dove si torna a parlare di politica e si rimettono al centro le giovani generazioni e non i sondaggi. Se lei riesce vince l’Italia, se fallisce perde l’Italia, è una sfida che fa tremare i polsi. Come gruppo di Iv voteremo in modo compatto la fiducia al suo governo”.

Voto convinto anche quello dalla Lega. “Quando ha detto che l’unità è un dovere e non un’opzione noi sottoscriviamo le sue parole”, afferma il capogruppo Riccardo Molinari. “L’avvento del suo governo non è il fallimento della politica ma il trionfo della buona politica intesa come la capacità di mettere da parte veti, ideologie, appartenenze di campo e lavorare per il bene comune”.

Insomma, la folgorazione per Draghi dalle parti di Via Bellerio è stata totale. Scontato il sì incondizionato da parte di Forza Italia, con Roberto Occhiuto, capogruppo facente funzioni, che ha sottolineato come FI sia “orgogliosa di far parte del governo, di concorrere in ruoli strategici non solo per la lotta alla pandemia ma per ricostruire il Paese”. Sostegno all’esecutivo ma più cauto arriva dal gruppo di LeU (con il voto in dissenso di Nicola Fratoianni), con il capogruppo Federico Fornaro che sottolinea: “Avremo davanti mesi difficili, ma c’è un tempo per la propaganda e uno per costruire e governare, questo è quello di governare. Noi ci siamo, con le nostre idee, convinzioni”.

Cita Bertolt Brecht, Giorgia Meloni, leader dell’unico partito che vota compatto no alla fiducia: “Ci sedemmo dalla parte del torto perché tutti gli altri posti erano occupati. Potrei giustificare così la scelta di FdI che oggi voterà contro, ma non è così. è per un fatto di serietà, i cittadini devono diffidare dai partiti che non mantengono la parola data. Se FdI fosse entrata al governo l’Italia sarebbe stata l’unico paese Ue ad avere al governo una persona non legittimata dal voto popolare, e l’unica democrazia senza una opposizione. Ci aspettiamo da lei che dica che farà tutto quello che serve per difendere l’Italia. Noi la giudicheremo su questo, senza pregiudizi e senza sconti. Anche noi faremo tutto ciò che serve”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La Giustizia che fa paura alla Lega

Chi avesse ancora dubbi su uno dei motivi per cui il Governo Conte è stato fermato proprio il giorno prima che l’allora ministro Bonafede facesse il punto sulla riforma della Giustizia, senta bene le parole dette ieri da Salvini: “Questo Parlamento con Pd e 5

Continua »
TV E MEDIA