Il grande Risiko di primavera. Con in palio 500 poltrone di Stato. Il cambio di Governo ha ridisegnato lo scacchiere Ecco chi corre per Cdp, Ferrovie, Anas, Rai e Invimit

MARIO DRAGHI
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Se gli appetiti dei partiti hanno reso complicata la composizione del difficile rebus dei sottosegretari, c’è solo da immaginare quello che potrà succedere con la partita delle nomine pubbliche. In ballo, da qui alla prossima primavera, ci sono 500 poltrone tra incarichi già scaduti e altri in scadenza. E sarà una prova del fuoco per Mario Draghi che dovrà mediare tra le esigenze e le richieste di tanti partiti che compongono la variegata maggioranza di governo e la necessità di piazzare persone meritevoli.

Tra le nomine da varare ci sono poltrone di peso: Cassa depositi e prestiti, Ferrovie, Anas, Rai. Da riempire ci sarà un’altra casella importante quale la direzione generale di Banca d’Italia rimasta vacante da quando Daniele Franco è stato chiamato alla guida del ministero dell’Economia. La nomina spetta al Consiglio Superiore della Banca d’Italia, su proposta del Governatore.

Ma in base allo Statuto della Banca deve essere approvata con decreto del presidente della Repubblica, promosso dal presidente del Consiglio dei ministri di concerto col ministro dell’Economia e delle finanze, sentito il Consiglio dei ministri. In lizza ci sono due membri del direttorio e vicedirettori generali: Luigi Federico Signorini e Alessandra Perrazzelli.

Se in Cdp si viaggia verso la riconferma del presidente Giovanni Gorno Temprini, più aperta è la partita per il bis dell’amministratore delegato, Fabrizio Palermo. Cassa Depositi e Prestiti ha assunto un ruolo sempre più strategico nel panorama economico e finanziario del Paese. In portafoglio conta partecipazioni del calibro di Poste, Snam, Terna, Saipem, Eni, Fincantieri. è in corsa per rilevare Autostrade e creare con Tim la nuova società unica per la banda larga. Non solo.

Il “decreto rilancio” ha autorizzato la costituzione di un fondo pubblico denominato “Patrimonio Destinato”, la cui gestione è affidata a Cassa Depositi e Prestiti, con risorse – pari a oltre 40 miliardi – che verranno impiegate per il sostegno e rilancio del sistema economico e produttivo. In lizza con Palermo, sostenuto a suo tempo dai Cinque Stelle, c’è l’attuale vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, il cui nome era stato fatto anche per la guida del dicastero di via XX Settembre.

In alternativa circolano i nomi di Luigi Gubitosi di Tim e di Matteo Del Fante, attualmente amministratore delegato e direttore generale di Poste ma che ha militato a lungo in Cdp. Del Fante nel 2004 è entrato in Cdp come responsabile Finanza e M&A, poi ha assunto nel 2009 la carica di amministratore delegato della società di gestione del risparmio del Gruppo di cui ha successivamente ricoperto il ruolo di presidente sino all’agosto 2014.

Da giugno 2010 a maggio 2014, infine, è stato di Cassa depositi e prestiti direttore generale. Visto il Piano industriale particolarmente sfidante, non sarà facile però sganciarsi adesso da Poste. Tramontata invece l’ipotesi Domenico Arcuri, il commissario straordinario all’emergenza Covid e amministratore delegato di Invitalia che ora, senza più Conte a Palazzo Chigi, ha perso quota.

ULTIMA STAZIONE. Ugualmente strategica la situazione di Ferrovie, dove il presidente Gianluigi Vittorio Castelli e l’Ad Gianfranco Battisti si giocano il rinnovo. A entrambi viene riconosciuto il gran lavoro fatto per rendere più innovativo e sostenibile il Gruppo, e per questo resterebbero un passo indietro le alternative dell’attuale presidente dell’Ice, Carlo Ferro e dell’ex Ad di Terna, Luigi Ferraris.

In Anas in scadenza ci sono il presidente Claudio Gemme, nominato dalla Lega, e l’Ad Massimo Simonini, indicato dai 5S. Altra partita squisitamente politica è quella che si gioca sulla Rai, dove tre anni fa i gialloverdi piazzarono Marcello Foa alla presidenza e Fabrizio Salini nella carica di Ad. “Renzi non voleva ricucire, alzava solo il prezzo. Voleva più ministeri, ma ha chiesto di tutto. Ha chiesto di concordare le nomine in Rai, in Cdp”, ha detto il capo politico del M5S, Vito Crimi, nel pieno della crisi di governo che ha comportato la caduta di Conte.

Ma a Renzi sono pure care le Ferrovie dove sponsorizzava Renato Mazzoncini, ora al vertice di A2a. Per la Rai sono circolati i nomi di Flavio Cattaneo (sarebbe un ritorno) e di interni come Paolo Del Brocco di Rai Cinema, il direttore generale Alberto Matassino e Roberto Sergio di Radio Rai. Da rinnovare ci sono ancora i posti di comando di Invimit, la controllata del Tesoro che gestisce i fondi immobiliari pubblici, per ora nelle mani di Trifone Altieri (presidente) e Giovanna Della Posta (Ad); di Saipem (presidente Francesco Caio, Ad Stefano Cao), di Sogei affidata a Biagio Mazzotta (presidente) e Andrea Quacivi (Ad); del Gestore dei servizi energetici (presidente Francesco Vetrò e Ad Roberto Moneta).

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di Gaetano Pedullà

Bongiorno conflitti d’interesse

Fosse per certi leghisti dovrebbe dimettersi pure Papa Francesco. Quindi che c’è da meravigliarsi se ieri si sono svegliati con la pretesa di cacciare dal governo la sottosegretaria Macina, coriacea esponente dei 5 Stelle passata per le armi senza bisogno di processo per lesa maestà

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