Il Mes minaccia irricevibile. L’unica strada sono gli Eurobond. Lorefice (M5S): “Parlare di vincoli allentati è un espediente. Dal piano della Bei e dal Sure risorse insufficienti”

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“Il Governo farà bene a respingere qualsiasi tipo di pacchetto con dentro il Mes, soprattutto se con la Bei e il piano Sure qualcuno pensa di poter nascondere l’irricevibile minaccia insita nel Mes”. L’avviso ai naviganti nel mare agitato della trattativa in sede europea della riforma del Mes, il discusso Meccanismo europeo di stabilità, al centro della riunione dell’Eurogruppo fissata per oggi, arriva forte e chiaro dal senatore Pietro Lorefice, capogruppo del Movimento Cinque Stelle in commissione Politiche Ue a Palazzo Madama. Per il quale, l’unica strada per affrontare la crisi economica scatenata dalla pandemia, resta quella degli eurobond, indicata dal Governo italiano.

Si tratta ad oltranza sul Mes ma le posizioni restano distanti. L’Italia potrebbe accettare una soluzione che non contempli l’emissione di eurobond?
“Noi dobbiamo proteggere sanità, famiglie, lavoratori e imprese, esattamente come gli altri Paesi europei. Per questo l’Italia non accetterà nessuna soluzione che contempli il Mes, come ha spiegato giorni fa il premier Giuseppe Conte, perché il meccanismo prevede condizionalità intrinseche che possono nuocere gravemente a un Paese, alimentando stress sul suo debito pubblico. Continuare a parlare di Mes senza condizionalità, quindi, è un mero espediente. In questo momento epocale per la storia europea c’è bisogno di una forte risposta comune, condivisa, la cui logica conseguenza sono gli eurobond, agganciati a un adeguato bilancio Ue e garantiti tra le altre cose da una web tax con la quale i Paesi possano finalmente tassare quelle multinazionali che anche in questa fase stanno facendo miliardi a palate pagando al Fisco cifre ridicole”.

Sugli Eurobond, però, Berlino non sembra intenzionata a sentire ragioni. E senza un accordo dell’Eurogruppo, quali sarebbero le conseguenze politiche per l’Unione europea?
“Certi pregiudizi tecnocratici tendono ad autoconservarsi anche di fronte a questo fondamentale tornante del percorso europeo. Nei giorni scorsi, però, ho notato alcuni spiragli. Isabel Schnabel, componente tedesca del Comitato esecutivo della Bce, ha espressamente aperto all’ipotesi di coronabond. Rilevante, inoltre, il messaggio inviato ad Angela Merkel dai vertici delle case automobilistiche tedesche: tutti hanno chiesto una risposta comune all’emergenza, ben sapendo che aziende fondamentali per la manifattura tedesca, come Volkswagen, Bmw o Daimler, senza la componentistica italiana sono senza futuro. Cosa serve di più per capire l’importanza di uno strumento di debito comune?”.

Il piano che coinvolge la Bei prevede che i Paesi aumentino di 25 miliardi il capitale della banca per permetterle di prestare fino a 200 miliardi per progetti all’interno dell’Ue e quindi non per spese correnti. È una soluzione accettabile?
“Accettabile ma del tutto insufficiente”.

Poi c’è il piano “Sure” annunciato la settimana scorsa da Bruxelles. Prevede che gli stati membri stanzino 25 miliardi di garanzie per sussidi alla disoccupazione. Il fondo però non interverrebbe direttamente, ma con prestiti fino al 10% delle risorse disponibili ai singoli Paesi che andrebbero ad aumentare il debito pubblico. Che ne pensa?
“Stesso discorso. I bond della Bei e il piano Sure rappresentano una cassetta degli attrezzi del tutto timida, se paragonata all’entità della sfida. Poi, come lei ha ricordato, il piano Sure può stanziare ogni anno al massimo 10 miliardi, briciole rispetto alle risorse necessarie per un contrasto serio alla disoccupazione”.

Ha fatto bene il Governo a respingere queste proposte e farebbe bene a porre il veto se la linea dell’Eurogruppo sul Mes non dovesse cambiare?
“Il Governo farà bene a respingere qualsiasi tipo di pacchetto con dentro il Mes, soprattutto se con la Bei e il piano Sure qualcuno pensa di poter nascondere l’irricevibile minaccia insita nel Mes”.

E la proposta Gentiloni-Breton di un fondo europeo che emetta obbligazioni a lungo termine è un compromesso accettabile?
“Si tratta di un segnale. Mi auguro che Parigi intenda portare fino in fondo questa istanza di fronte alle cancellerie amiche di Berlino. Noi vogliamo condividere oggi gli sforzi per poter condividere domani tutte le opportunità che si apriranno”.