Sarà l’età e la nostalgia della giovinezza, ma ascolto spesso la musica di John Lennon. Ero un bambino quando fu ucciso a New York l’8 dicembre 1980. L’omicidio mi colpì molto. Ancora oggi che sono passati 46 anni mi sembra che racchiuda un simbolismo, che però non so comprendere.
William Mauri
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Gentile lettore, Lennon fu un artista emblematico di un intero secolo e il suo omicidio all’inizio degli spensierati anni ’80 rappresentò quasi una premonizione del futuro. Sì, è possibile vedere un simbolismo nella sua morte: un genio europeo assassinato da un folle americano. Guardi all’oggi e identifichi il folle in Trump. Ma ovviamente non è solo Trump. È il sistema, è l’impero sionista-americano che è una follia a cui l’Europa non avrebbe dovuto piegarsi. All’epoca c’era la guerra fredda, lei dirà. Sì, ma dopo? Dopo la caduta del Muro di Berlino? Perché, una volta dissolta la minaccia atomica della superpotenza comunista, l’Europa non si è svincolata dall’abbraccio mortale? È questa la colpa dei leader europei: di aver badato al business as usual, inseguendo il tornaconto di breve respiro e perseguendo il nuovo mito della globalizzazione, incuranti che la Storia avesse mutato direzione. Dal caos della dissoluzione sovietica il mondo ha faticato e fatica ancora a riorganizzarsi. Nel 2009 sono nati i Brics, acronimo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, e a oggi quell’associazione di Paesi, diversi tra loro ma uniti da un’unica visione, costituisce il nocciolo – l’unico – di un nuovo assetto mondiale. “Immagina non ci sia un paradiso né alcun Paese, nulla per cui uccidere o morire” cantava Lennon.
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