Il Paese ha fretta. Accordo sulla maxi manovra. Risolto il nodo delle coperture. Conte media e sbroglia la matassa

di Raffaella Malito
Politica

Un pre-consiglio fiume per superare gli ultimi ostacoli che impediscono alla maxi-manovra da 55 miliardi di euro di approdare in Consiglio dei ministri. E il decreto Rilancio slittato ad oggi per il via libera dopo un accordo raggiunto in extremis a tarda notte. La parte più corposa del provvedimento da oltre 200 articoli riguarda il sostegno al reddito tra proroga Cig, bonus autonomi, stop ai licenziamenti e Naspi. E poi: risorse per la sanità, Protezione civile, forze dell’Ordine. Via l’Irap per le imprese fino a 250 milioni di ricavi e via alla prima rata dell’Imu per alberghi e stabilimenti balneari.

Si lavora fino all’ultimo sulle coperture. All’appello mancherebbero sia i fondi per la piena copertura della cassa integrazione, sia risorse per misure come gli incentivi al personale sanitario. Ma i nodi da sciogliere sono diversi. Prosegue il braccio di ferro tra Pd, Italia viva e Leu da un lato, e M5s dall’altro, sulla regolarizzazione dei migranti. Mentre sul turismo (a protestare erano i renziani) gli aiuti sarebbero stati definiti: dal bonus per le vacanze agli aiuti a fondo perduto fino all’esenzione dalla tassa per l’occupazione del suolo pubblico per avere più spazio per i tavolini all’aperto. Così come il pacchetto imprese, tra ristori a fondo perduto e aiuti alla ricapitalizzazione, è in via di definizione.

Per le aziende sono in arrivo anche altri fondi per rendere più sicuri i luoghi di lavoro e ridurre il rischio contagio. Da verificare è come finirà sulla norma contro cui si è scagliato il M5S. Ovvero contro le garanzie e le agevolazioni fiscali previste per gli acquirenti di piccoli istituti di credito che dovessero essere sottoposti a liquidazione coatta amministrativa. La novità di ieri è che spunta l’ipotesi di una vendita di immobili pubblici per contribuire al risanamento dei conti pubblici italiani da inserire nel decreto. In particolare si prevedrebbe “un consistente programma di dismissioni immobiliari” fino al 2021. I beni potrebbero essere sia quelli direttamente in possesso dello Stato, sia quelli degli enti pubblici. Le dismissioni potrebbero avvenire anche con procedure straordinarie o attraverso società di gestione di fondi immobiliari.

Non viene esclusa anche la possibilità di cessione in blocco, magari tramite società controllate ma fuori dal perimetro della contabilità pubblica, come Cdp. Il decreto conterrà anche una prima tranche di semplificazioni, a partire dal principio del “once only”, cioè la norma – annunciata dal ministro Fabiana Dadone – che chiarirà in via definitiva che la pubblica amministrazione chiederà una sola volta i dati a cittadini e imprese. La misura permetterà accordi quadro tra le amministrazioni per creare modelli standard per le richieste di passaggio delle informazioni. Dentro il decreto trovano posto sia il bonus per acquistare mezzi per la mobilità sostenibile, come biciclette e monopattini, sia le norme per le piste ciclabili.

“Il presidente, i ministri e le forze di maggioranza – dichiarava una nota di Palazzo Chigi diffusa in mattinata – stanno lavorando senza sosta, confrontandosi costruttivamente e nel segno dello spirito di squadra, con un solo obiettivo: dare nelle prossime ore il via libera a una solida rete di sostegni, aiuti e investimenti a protezione di cittadini, famiglie e imprese alle prese con una crisi senza precedenti”. A ritardare i lavori però non ci sono solo le richieste dei partiti. Altro punto su cui insistono i renziani, e anche il Pd, è stanziare risorse per le scuole paritarie. I sindaci avvertono che senza risorse adeguate potrebbe “saltare l’erogazione di servizi essenziali”, come la raccolta della spazzatura. I presidenti di Regione chiedono 5,4 miliardi per evitare il default.