Il partito smentito di Con-te. Neanche è nato, ma già spopola. Un sondaggio di SkyTg24 accredita la lista al 14,3%. Se partisse ruberebbe voti soprattutto a M5S e Pd

di Giuseppe Vatinno
Politica

Se ne parlava sommessamente da tempo, ma il diretto candidato ha sempre smentito. Eppure ieri si è materializzato un interessante sondaggio Quorum/Youtrend per SkyTg24 che invece dà concretezza all’ipotesi proibita. Se ci fosse infatti una Lista Conte si piazzerebbe al 14.3%, dopo la Lega (26,3%), Pd (16,5%) e Fdi (15,4%) e, addirittura, prima del Movimento Cinque Stelle al 9,7%. Facendo poi il paragone con le intenzioni di voto senza di essa si deduce anche l’ipotetico flusso di elettori: in primis dal solito bacino più grande, quello degli indecisi con il 51,1%, poi naturalmente dal M5S con il 19,4% ed infine dal Pd con l’11,5%. Dagli altri, percentuali tra il 4,6% e lo 0,9%.

Dall’analisi dei dati emerge come il costituirsi di un “partito del premier” produrrebbe il danno maggiore ai Cinque Stelle e poi al Pd, rafforzando un po’ anche Lega e Fdi. Del resto anche in passato c’è stato l’“effetto leader” da Dini a Monti ma questa volta c’è una novità: Conte è percepito dall’opinione pubblica come l’uomo cauto e saggio che ha gestito la crisi al meglio. E i Cinque Stelle, in questo senso, lo hanno ampiamente sottovalutato, ma non lo ha fatto scientemente il garante Beppe Grillo. All’inizio era ritenuto un utile strumento di interposto governo tra i due big Matteo Salvini e Luigi Di Maio che adesso sono stati messi agli angoli proprio dall’avvocato del popolo dimostratosi di una straordinaria abilità politica disegnandosi giorno per giorno i propri spazi di agibilità, fino alla conquista del consenso.

Anche il Pd, che come ha detto lo stesso Conte era stato in passato un suo riferimento, dovrebbe fare attenzione perché la matrice culturale del premier è chiaramente democristiana di sinistra, e cioè una delle due anime del Partito democratico. E proprio come un Dc doc ha gestito il difficile rapporto con Salvini nel governo giallo-verde richiamando alla mente nei modi e nei tratti un altro suo grande conterraneo, quell’Aldo Moro, pugliese e cattolico che fu l’artefice della politica del compromesso storico con il Partito comunista. Se Conte riesce a raggiungere il 2021 inizia il semestre bianco in cui il capo dello Stato non può sciogliere le Camere e si arriverebbe al 2022 giusto in tempo per verificare sul campo le sue possibilità con le regionali primaverili che potrebbero anche coincidere con elezioni anticipate.

Conte, in effetti, potrebbe essere un grosso problema per il Movimento se decidesse di presentarsi in proprio. Ed in questa ottica è interessante l’intervista di Alessandro Di Battista uscita ieri sul Fatto Quotidiano che si mantiene su una china pericolosamente ambigua per i grillini: l’ex deputato dice che non appoggerebbe Conte se aprisse ad Autostrade e al Ponte sullo Stretto, mentre lo sosterrebbe se portasse avanti idee come l’Ecobonus e il conflitto di interessi. In questo modo Di Battista mette sotto scacco Conte e i Cinque Stelle, con una non disprezzabile mossa del cavallo che massimizza i suoi vantaggi.

In ogni caso ora sappiamo che Conte ha tutte le potenzialità per impensierire il centro-sinistra e inserirsi, se stabilmente è ancora tutto da verificare, nel panorama politico italiano. Il premier è quello che ha tratto politicamente il vantaggio maggiore dalla crisi epidemica che ha colpito l’Italia e il mondo. Nel contempo, l’attuale premier potrebbe rivelarsi una sorta di “vaccino” per i pentastellati, soprattutto Di Maio ma anche Di Battista, che dovrebbero assolutamente agire se volessero riconquistare il proscenio.