Il Pd s’è Mes con i renziani, eurotensioni coi 5S. A Bruxelles i dem votano la risoluzione per l’attivazione del Salva-Stati

di Laura Tecce
Politica

Le larghe intese si fanno strada al Parlamento di Bruxelles, dove socialisti, popolari, liberali e verdi hanno votato a favore di una risoluzione sui recovery bond garantiti dal bilancio Ue. Tali strumenti, pur non comportando la mutualizzazione del debito esistente, si concentrano sugli investimenti futuri che ovviamente verranno fatti in deficit rispetto ai parametri Ue. L’Europarlamentoe apre, dunque, ad una forma di condivisione del debito (non agli eurobond respinti da Lega e FI) ma anche all’attivazione del Mes e, come era prevedibile, questo crea una spaccatura evidente nella maggioranza giallorossa: Partito democratico e Italia Viva si sono espresse a favore, scontato il no di Lega e FdI, mentre la grande maggioranza del Movimento Cinque Stelle si è astenuta, come aveva già annunciato ieri mattina il vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo.

Tre eurodeputati pentastellati, Ignazio Corrao, Rosa D’Amato e Piernicola Pedicini hanno espresso invece un voto contrario, in disaccordo con il paragrafo relativo al Mes, nel quale il Parlamento europeo “invita gli Stati membri della zona euro ad attivare i 410 miliardi di euro del Meccanismo europeo di stabilità con una linea di credito specifica”, ricordando che questa crisi non è responsabilità di un determinato Stato membro e che l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di combattere le conseguenze della pandemia”. Inoltre, si sottolinea che “come misura a breve termine il Mes dovrebbe immediatamente estendere le linee di credito precauzionali ai paesi che chiedono di accedervi per far fronte alle esigenze di finanziamento a breve termine per affrontare le conseguenze immediate della Covid-19, con scadenze a lungo termine, tassi competitivi e condizioni di rimborso connesse alla ripresa delle economie degli Stati membri”.

Le misure entreranno ufficialmente in vigore però dopo l’ultimo via libera da parte del Consiglio Ue di giovedì prossimo, e a questo punto vedremo cosa farà il premier Giuseppe Conte sul nodo Mes, una vera e propria spada di Damocle sulla sua testa. Che, dopo aver più volte ribadito che sul Fondo salva Stati si è aperto un dibattito “che rischia di dividere l’intera Italia secondo opposte tifoserie”, ieri ha aggiunto che la posizione assunta dalle opposizioni di centrodestra “ha indebolito la trattativa europea”.